A Palermo esistono temi capaci di dividere intere famiglie: il miglior arancino, il traffico in via Libertà, il parcheggio a Mondello ad agosto e adesso pure gli alberi di viale Margherita di Savoia.
Sì, perché quella che doveva essere una normale operazione di manutenzione urbana si è trasformata nell’ennesimo episodio di teatro tragicomico tutto palermitano. Tecnici e operai incaricati di intervenire su alcune alberature considerate pericolose si sono ritrovati nel mezzo di proteste, urla, minacce e tensioni tali da costringere il Comune a bloccare il cantiere.
Praticamente una missione impossibile: “Fast & Furious – La vendetta del ficus”.
La missione era semplice: potare gli alberi e tornare vivi
L’idea iniziale sembrava persino ragionevole. Alcuni alberi, secondo le verifiche tecniche, presentavano rischi legati alla stabilità e alla sicurezza pubblica. Tradotto dal linguaggio burocratico: se cadevano, il problema non era soltanto raccogliere le foglie.
Così il Comune manda sul posto operai specializzati, mezzi da lavoro e tecnici del verde. Una normale giornata di manutenzione cittadina. O almeno questo pensavano tutti prima di arrivare a Mondello.
Perché evidentemente qualcuno ha interpretato le motoseghe come una dichiarazione di guerra.
Nel giro di poco il clima si è acceso. Contestazioni, insulti, accuse e momenti di forte tensione avrebbero accompagnato le operazioni fino alla sospensione dei lavori. A un certo punto è stato necessario perfino l’intervento delle forze dell’ordine.
Ora, fermiamoci un secondo a riflettere: nel resto del mondo la polizia viene chiamata per rapine, inseguimenti e situazioni pericolose. A Palermo invece rischia di dover presidiare un albero.
A Mondello ogni ramo ha il suo comitato di difesa
La verità è che a Palermo il rapporto con gli alberi è profondissimo. Non sono semplici alberi: diventano membri del quartiere, simboli cittadini, quasi parenti acquisiti.
Ci manca soltanto la targhetta:
“Qui riposa il ficus di famiglia, cresciuto insieme a tre generazioni e a un cane di nome Totò”.
Così quando qualcuno osa avvicinarsi con una motosega parte immediatamente la mobilitazione popolare. C’è chi parla di scempio ambientale, chi di aggressione al paesaggio, chi sospetta complotti internazionali contro l’ombra estiva di Mondello.
Nel dubbio, l’albero diventa automaticamente patrimonio dell’umanità.
E intanto gli operai probabilmente si chiedono soltanto una cosa: “Ma io non potevo fare il ragioniere?”
La città dove qualsiasi lavoro pubblico diventa una serie Netflix
Palermo ha un talento raro: trasformare qualunque intervento urbano in una telenovela infinita.
Se asfaltano una strada, c’è chi protesta perché il traffico aumenta.
Se non la asfaltano, ci si lamenta delle buche.
Se potano un albero, scoppia la rivoluzione botanica.
Se non lo potano e cade, improvvisamente nessuno aveva mai difeso quell’albero.
È un equilibrio delicatissimo, quasi artistico.
Mondello poi vive in una dimensione parallela. Un posto dove ogni cosa assume toni drammatici: parcheggiare è una prova di sopravvivenza, trovare un ombrellone libero sembra un reality e adesso pure la manutenzione del verde necessita di trattative diplomatiche.
Praticamente manca soltanto l’inviato ONU.
“Giù le mani dagli alberi”: il nuovo slogan dell’estate
Il paradosso è che nessuno sembra più capire quale fosse il problema iniziale. Gli alberi erano considerati a rischio? Forse sì. Le verifiche parlavano di possibili cedimenti? Anche.
Ma nel caos generale il dibattito tecnico sparisce e resta soltanto il grande classico palermitano: il conflitto permanente.
Nel frattempo sui social il livello della discussione raggiunge le solite vette poetiche. Esperti improvvisati di botanica, urbanistica, clima, ingegneria ambientale e diritto internazionale discutono animatamente sotto post Facebook scritti in caps lock.
Perché a Palermo tutti hanno un’opinione su tutto. Specialmente se non sono competenti.
Operai sotto pressione: “Mancava solo il lancio delle pigne”
Secondo quanto emerso, il clima sarebbe diventato talmente pesante da spingere il Comune a fermare temporaneamente le operazioni per motivi di sicurezza.
E qui la scena diventa quasi cinematografica: uomini con caschi e giubbotti da lavoro costretti a interrompere un intervento pubblico perché circondati da proteste e tensioni.
Una scena che raccontata fuori dalla Sicilia probabilmente sembrerebbe inventata.
“Perché avete sospeso il cantiere?”
“Minacce durante la potatura.”
“Scusi… durante cosa?”
L’assessore, l’esposto e il grande dramma cittadino
L’amministrazione comunale ha annunciato un esposto in Procura e ha espresso solidarietà ai lavoratori coinvolti. Un atto inevitabile, considerando il livello raggiunto dalla situazione.
Perché una cosa dovrebbe essere normale: chi lavora non dovrebbe sentirsi intimidito mentre svolge il proprio compito.
Anche se a Palermo pure tagliare un ramo rischia di trasformarsi in un’esperienza estrema.
Nel frattempo la città si divide come sempre. Da una parte chi sostiene la necessità degli interventi per motivi di sicurezza. Dall’altra chi difende gli alberi come se fossero gli ultimi custodi della civiltà occidentale.
E in mezzo? Gli operai. Che probabilmente sognano soltanto di finire il turno senza diventare protagonisti involontari di una saga urbana.
Palermo, capitale mondiale della polemica permanente
Alla fine questa storia racconta perfettamente Palermo.
Una città meravigliosa e folle, dove anche il più banale intervento pubblico può trasformarsi in un evento epico. Una città dove la normalità non interessa a nessuno e ogni giornata deve avere almeno un elemento di caos creativo.
Così mentre nel resto d’Italia si discute di grandi opere e infrastrutture, a Mondello si combatte per gli alberi di viale Margherita di Savoia.
E forse è proprio questo il punto: Palermo riesce a rendere straordinario anche ciò che dovrebbe essere ordinario.
Perfino una potatura.
Soprattutto una potatura.






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