Venerdì prossimo, 22 maggio, è la data da segnare per il prossimo aggiornamento concreto sul caso Garlasco. Entro quel giorno, infatti, i difensori di Andrea Sempio, i legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia, depositeranno le prime consulenze tecniche richieste dalla difesa nell’ambito dell’inchiesta che la Procura di Pavia ha chiuso lo scorso 7 maggio, con Sempio accusato dell’omicidio di Chiara Poggi. Il 38enne si è sempre dichiarato estraneo.
Sei consulenze per smontare il capo di imputazione
Le relazioni verranno depositate, come prevede il codice, entro i venti giorni dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini. A queste si accompagnerà una memoria dei difensori. Solo dopo aver letto gli esiti di tutti gli accertamenti, la difesa deciderà se chiedere o meno un interrogatorio per il proprio assistito.
Le consulenze sono sei. Lo aveva elencato la scorsa settimana l’avvocato Cataliotti: una medico-legale, “sulle cause e i tempi del decesso”; una antropometrica, “per verificare se le impronte possono collimare con le dimensioni del piede di Andrea”; una finalizzata a “ripulire i poco comprensibili audio delle intercettazioni” ambientali; “una replica alla Bpa”, ovvero la Blood Pattern Analysis, l’analisi delle tracce ematiche sulla scena del crimine per ricostruire la dinamica del delitto; e infine “un supplemento di esame dattiloscopico sulla impronta 33”, trovata sulla parete delle scale in fondo alle quali fu scoperto il corpo senza vita di Chiara Poggi. Oltre a quella personologica.
Il nodo dell’impronta 33
L’impronta 33 è uno degli elementi più discussi del fascicolo. Per i pubblici ministeri sarebbe stata lasciata dalla “mano bagnata” di Sempio mentre si appoggiava al muro. Per la difesa non appartiene al loro assistito, e va incrociata con l'”impronta 45″, riferibile a una piccola macchia di sangue nelle vicinanze. L’esame dattiloscopico richiesto dalla difesa punta a dimostrare l’incongruenza della lettura accusatoria.
Il fronte Stasi: “Ci vorrà del tempo”
Parallelamente prosegue il capitolo che riguarda Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara Poggi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere. La Procura di Pavia ha sollecitato alla Procura Generale di Milano una possibile istanza di revisione del processo. La pg Francesca Nanni ha ribadito la posizione della Procura Generale: “Ci vorrà del tempo” prima di decidere se interpellare la Corte d’Appello di Brescia. Il caso è definito “delicato” e le carte devono essere studiate e valutate con attenzione.






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