La comunicazione pubblica e istituzionale è chiamata oggi a misurarsi con nuove sfide: contrastare la disinformazione, governare l’impatto dell’intelligenza artificiale e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. In questo contesto la legge sulla Par condicio deve essere aggiornata per rispondere alle sfide poste dalla comunicazione digitale e dai social network. Lo ha ribadito il presidente del Corecom Sicilia Andrea Peria nel corso degli Stati Generali della Comunicazione Politica e Istituzionale che si sono svolti oggi a Palazzo dei Normanni.

Un appello che punta a riaprire il dibattito sulla legge 28 del 2000, nata in un contesto mediatico dominato dalla televisione tradizionale e oggi chiamata a confrontarsi con un ecosistema dell’informazione profondamente cambiato. La proposta è emersa durante la giornata di confronto nella sala Mattarella dell’Assemblea Regionale Siciliana, che ha riunito istituzioni, Agcom, giornalisti ed esperti della comunicazione pubblica per discutere del futuro dell’informazione e del rapporto tra cittadini, politica e media, moderata dalla giornalista Marina Turco.

Serve una riforma della norma di riferimento

Al centro del dibattito il ruolo dell’informazione nell’epoca delle piattaforme digitali, la lotta alla disinformazione, l’impatto dell’intelligenza artificiale e la necessità di garantire pluralismo, trasparenza e correttezza del confronto democratico.

“Non è più possibile – ha sottolineato Peria – accettare che mentre l’emittente televisiva locale o il radiogiornale della nostra isola sono sottoposti a vincoli strettissimi, a sanzioni severe e a un monitoraggio al secondo per garantire l’equilibrio politico, sui social circoli di tutto e di più approfittando di ormai evidenti “buchi” nella rete normativa che fatica a muoversi con la velocità che contraddistingue invece l’innovazione tecnologica. Ecco perché è urgente e non più rimandabile un intervento di revisione legislativa che sia aderente alle nuove sfide del millennio digitale. Dobbiamo portare le regole della trasparenza, della parità di accesso e della responsabilità editoriale anche dentro i confini dei social media”.

Ad aprire il dibattito il presidente della Commissione Antimafia all’Ars Antonello Cracolici, che ha detto: “I social vengono spesso usati per fare una pericolosa propaganda e apologia di modelli culturali criminali. che è l’humus delle organizzazioni mafiose. Una prateria su cui ancora c’è poca vigilanza”.

La comunicazione come base del confronto democratico

Nel suo video-intervento, il sottosegretario all’Informazione e all’Editoria Alberto Barachini, ha posto l’accento sulla qualità del confronto democratico: “La comunicazione politica deve essere autentica, chiara e trasparente. Non può cedere alla manipolazione o alla tentazione di costruire artificialmente un nemico per delegittimare l’avversario. Servono rispetto reciproco e un confronto continuo tra persone e idee. Comunicazione politica e comunicazione istituzionale devono fondarsi sulla correttezza e sulla responsabilità, per raggiungere il maggior numero possibile di cittadini. In un’epoca in cui le tecnologie digitali offrono straordinarie opportunità ma anche nuove insidie, il ruolo dei Corecom sui territori è fondamentale per la tutela del pluralismo, il rispetto della par condicio e la diffusione dell’educazione digitale, oggi più necessaria che mai”.

Il commissario Agcom Massimiliano Capitanio ha invece richiamato l’attenzione sulla necessità di rafforzare la cultura digitale, soprattutto tra le nuove generazioni: “L’educazione a un uso consapevole dei media rappresenta oggi una priorità. Dobbiamo contrastare i rischi della rete, a partire dalla piaga del cyberbullismo. I dati ci dicono che il 17% dei giovani è sovraesposto ai dispositivi digitali, una condizione che aumenta la vulnerabilità ai pericoli del web. Per questo è fondamentale investire nella media education e nella formazione dei ragazzi, affinché possano vivere il digitale come un’opportunità e non come un rischio”.

I Corecom e la trasformazione digitale

Laura Aria, commissario Agcom, ha sottolineato “il valore dei Corecom, autentici presìdi territoriali di democrazia e componente essenziale del sistema di tutela dei diritti dei cittadini. La profonda trasformazione del sistema dell’informazione, determinata dalla digitalizzazione e dall’affermarsi delle piattaforme online, impone alle istituzioni una rinnovata capacità di garantire qualità, pluralismo e affidabilità dell’informazione”.

A confrontarsi sul rapporto tra politica, informazione e nuove sfide della comunicazione sono stati anche tre autorevoli protagonisti del giornalismo italiano: Mario Ajello, editorialista de Il Messaggero, Carmelo Lopapa, capo della redazione politica de la Repubblica, e Vincenzo Morgante, direttore di TV2000. Dai loro interventi è emersa una riflessione condivisa sulla crisi di fiducia che investe politica e media, sulla necessità di recuperare la qualità dell’informazione e sul ruolo del giornalismo nel rafforzare la partecipazione democratica.

Il deficit di fiducia

“Oggi assistiamo a un evidente deficit di fiducia – ha affermato Vincenzo Morgante, direttore di TV2000 – che investe tanto la politica quanto il giornalismo, proprio mentre il sistema della comunicazione è attraversato da trasformazioni profonde dovute ai social media e all’intelligenza artificiale. Per affrontare questa sfida è necessario costruire un’alleanza tra il mondo dell’informazione e quello delle istituzioni, fondata sul rispetto dei rispettivi ruoli e su un obiettivo comune: garantire ai cittadini un’informazione di qualità, autorevole e certificata. Solo rafforzando la credibilità delle fonti e il valore del giornalismo professionale sarà possibile contrastare la disinformazione e ricostruire il rapporto di fiducia con i cittadini”.

Mario Ajello, editorialista de Il Messaggero, ha aggiunto: “Noi giornalisti siamo spesso i primi a offrire della politica una rappresentazione macchiettistica, fatta di chiacchiere, veleni e risse. Ma la politica non è solo questo e abbiamo il dovere di raccontarla per quello che realmente è. In una stagione segnata dall’antipolitica e da un astensionismo elettorale sempre più preoccupante, il giornalismo deve recuperare la sua funzione originaria di pedagogia civile: spiegare i processi, approfondire i contenuti, restituire ai cittadini un racconto competente, corretto e comprensibile. Non possiamo ridurre la politica a un eterno ‘caso Garlasco’ o trasformarla in un talk show permanente. Il nostro compito è contribuire a formare un’opinione pubblica consapevole, non alimentare la spettacolarizzazione del confronto politico”.

“Viviamo una crisi di fiducia che coinvolge allo stesso modo politica e informazione – ha commentato Carmelo Lopapa, capo della redazione politica de La Repubblica -. Nell’immaginario collettivo giornalisti e politici vengono sempre più spesso accomunati, quasi fossero parte dello stesso sistema. Non è un caso che da oltre un decennio il crollo dell’affluenza alle urne proceda di pari passo con la diminuzione delle vendite dei giornali cartacei: è il segnale di un progressivo distacco dei cittadini sia dalla partecipazione democratica sia dall’informazione tradizionale. Troppo spesso le nostre categorie hanno reagito chiudendosi a riccio, facendo fronte comune per difendere sé stesse, mentre fuori il mondo cambiava profondamente. Oggi è necessario recuperare credibilità, ristabilire un rapporto di fiducia con i cittadini e tornare a esercitare con rigore il nostro ruolo di mediatori della realtà”.

La complessità del sistema dei controlli

Nicola Sansalone, vice segretario generale di Agcom, ha infine, acceso i riflettori sulle complessità del sistema dei controlli che non può ancora oggi non fare i conti con il fatto che ci si muova in un contesto nel quale i confini territoriali sono sostanzialmente annullati, per cui il singolo Paese rischia di rimanere senza una propria marcata sovranità digitale”.