Chi sta pagando regolarmente le rate di una rateizzazione ordinaria o di una rottamazione delle cartelle potrebbe presto godere di una tutela nuova: l’impossibilità per i creditori di pignorare le somme depositate sul conto corrente, almeno quelle necessarie a rispettare gli impegni già presi con il Fisco. Non è ancora legge. Ma il 17 giugno scorso la Camera ha approvato un ordine del giorno che chiede al Governo di andare in questa direzione, come analizza Brocardi.it.

La differenza tra ordine del giorno e legge non è secondaria. Un ordine del giorno non ha forza normativa: non modifica alcuna disposizione vigente, non crea diritti e non impone obblighi immediati. Impegna politicamente il Governo a valutare un futuro intervento legislativo. Allo stato attuale, infatti, non esiste ancora alcuna norma che renda automaticamente impignorabili i conti correnti dei contribuenti in regola con i piani di pagamento.

Il problema pratico che ha generato la proposta

La questione nasce da un corto circuito del sistema. Un contribuente che ha aderito a una rottamazione delle cartelle o a una rateizzazione ordinaria si impegna a pagare con cadenze prefissate. Se un altro creditore, diverso dall’Erario, ottiene il pignoramento del suo conto corrente, il blocco delle somme depositate può rendere materialmente impossibile rispettare le scadenze con il Fisco. Il risultato è la decadenza dal piano di pagamento, con conseguente riattivazione delle procedure di riscossione su tutto il debito originario, sanzioni incluse.

Si viene a creare così un effetto paradossale: il contribuente che ha scelto di essere virtuoso, che ha concordato un piano e lo sta rispettando, può trovarsi esposto a conseguenze peggiori rispetto a chi non ha mai aderito ad alcuna sanatoria. Il pignoramento su un debito estraneo alla rottamazione trascina con sé anche le risorse destinate al pagamento delle cartelle.

Cosa si intende con rottamazione delle cartelle

La rottamazione delle cartelle, tecnicamente chiamata definizione agevolata, è una misura fiscale che consente di saldare i debiti iscritti a ruolo pagando esclusivamente il capitale originario. Vengono cancellati interessi di mora, sanzioni e aggio sulle somme dovute. Il legislatore l’ha introdotta più volte nel tempo, con l’obiettivo di agevolare la riscossione da parte dello Stato e allo stesso tempo offrire ai contribuenti un percorso di uscita controllata dalle situazioni debitorie.

La proposta approvata il 17 giugno farebbe riferimento in particolare ai contribuenti in regola con la rottamazione quater, con la rottamazione quinquies e con la rateizzazione ordinaria delle cartelle.

Come funzionerebbe lo scudo, se diventasse legge

L’idea alla base della proposta non è quella di rendere il conto corrente del debitore intangibile in assoluto. Non si tratta di sottrarre genericamente il patrimonio all’esecuzione forzata. La tutela ipotizzata è circoscritta e funzionale: preservare le somme strettamente necessarie per continuare a pagare le rate già concordate, senza per questo bloccare qualsiasi altra azione esecutiva sul patrimonio del contribuente.

Si tratterebbe di una forma di impignorabilità parziale e temporanea, limitata alle risorse destinate al piano di pagamento in corso. L’obiettivo è evitare che un pignoramento, anche riferito a debiti diversi da quelli oggetto di rateizzazione o rottamazione, possa compromettere la liquidità necessaria per rispettare le scadenze già concordate con il Fisco.

Un segnale politico, non ancora una norma

L’ordine del giorno approvato dalla Camera ha un valore segnaletico: indica una direzione e impegna formalmente il Governo a valutarla. Non dice entro quando, non impone uno schema preciso e non stabilisce soglie di protezione. Sarà il legislatore a decidere se e come tradurre questa intenzione in una norma concreta, con quale perimetro di applicazione e attraverso quale strumento giuridico.

Chi sta pagando le rate di una rottamazione o di una rateizzazione ordinaria non ha, al momento, alcuna protezione automatica dal pignoramento del proprio conto corrente. La situazione attuale rimane quella descritta dalle norme vigenti. L’eventuale modifica richiederà un passaggio parlamentare completo.