Il Consigliere per gli affari dell’amministrazione della giustizia della Presidenza della Repubblica ha scritto alla famiglia di Stefano Argentino, il 27enne di Noto, trovato senza vita nel carcere di Gazzi, a Messina, il 6 agosto dello scorso anno. Una vicenda drammatica quella del giovane, accusato dell’omicidio di Sara Campanella ma sulla ricostruzione del delitto e sulle modalità con cui il giovane è spirato in cella i familiari del giovane ed i loro avvocati (Stefano Andolina, Salvatore Catalfo, e Giuseppe Cultrera) nutrono delle forti perplessità, al punto che l’autorità giudiziaria ha avviato degli approfondimenti.

“Morte di Stefano una sconfitta per lo Stato”

I parenti, con la madre in testa, Daniela Santoro, chiedono che sulla vicenda si faccia chiarezza e soprattutto  giustizia, da qui la decisione di rivolgersi al presidente della Repubblica. “Il carcere non può essere un luogo di marginalizzazione dei più fragili, nel quale si perde ogni speranza. La morte di suo figlio rappresenta, purtroppo, una grave sconfitta dello Stato” è indicato in un passaggio della lettera.

La famiglia: “Tragedia non deve stare in silenzio”

Secondo quanto fanno sapere i familiari, “le parole giunte dal Quirinale restituiscono dignità alla memoria di Stefano e confermano con ferma e dolorosa lucidità una realtà che non può essere taciuta”, ed alla luce di questa considerazione, “la tragica scomparsa di Stefano non può e non deve rimanere confinata nel silenzio”. Per i familiari di Argentino il riconoscimento da parte della Presidenza che la morte di Stefano rappresenta “grave sconfitta dello Stato” è il viatico migliore per la “ricerca intransigente della verità”.

Le indagini

I parenti confidano “che le indagini in corso procedano con il massimo rigore e senza indugio alcuno, affinché vengano individuate – spiegano – con chiarezza tutte le responsabilità che hanno condotto alla morte di Stefano. Fare piena luce su quanto accaduto è un atto di giustizia dovuto a una madre e a una famiglia devastate dal dolore, ma è anche un passaggio necessario per riscattare la credibilità delle istituzioni e per far sì che simili drammi non si ripetano mai più”.

L’appello

Al fine di raccogliere qualsiasi elemento utile a ricostruire con esattezza le circostanze della permanenza in istituto e della morte di Stefano, la famiglia Argentino rivolge un accorato appello a chiunque sia in possesso di informazioni, testimonianze o dettagli rilevanti. A tal fine, è stata istituita una casella di posta elettronica dedicata per ricevere segnalazioni: VeritaPerStefanoArgentino@gmail.com