La Procura di Messina indaga per disastro colposo. Il procuratore Antonio D’Amato, arrivato sul posto poche ore dopo il crollo con la pm di turno Anita Siliotti, ha aperto un fascicolo sulla palazzina venuta giù a Pistunina. Sotto quelle macerie i vigili del fuoco continuano a cercare cinque persone, mentre un incendio che cova rallenta ogni movimento.

L’identificazione della vittima

Secondo le prime informazioni raccolte, la vittima recuperata dai vigili del fuoco sarebbe l’imprenditore Carmelo Leone. L’uomo si sarebbe trovato negli appartamenti dell’ultimo piano dell’edificio al momento del crollo. L’identificazione ufficiale è ancora in corso.

Cinque dispersi, nessun altro sotto le macerie

Sul numero delle persone da cercare il comandante dei vigili del fuoco di Messina, Michele Burgio, ha fornito un quadro preciso parlando con i giornalisti nella notte: “In questo momento ci sono cinque dispersi” e “dalle testimonianze acquisite possiamo escludere la presenza di altre persone”. Il dato si basa anche su elementi indiretti: “Abbiamo avuto notizie indirette degli operai feriti che hanno riferito che non ci sarebbero altre persone”.

Restano dispersi, quindi, le sorelle di Leone, Sara e Rosa, e il marito di quest’ultima, Santino Magazzù. Con loro si trovava anche un domestico, il cingalese Lhairu Warnakulasuriya.

La quinta dispersa è una commessa del bazar cinese che si trovava al primo piano dell’edificio, la messinese Alessandra Frazzica.

Le due ipotesi sulle cause

Sul fronte delle cause, il comandante ha invitato alla prudenza, ridimensionando le ricostruzioni circolate nelle prime ore. “È un crollo molto grave e questo ci induce ad approfondire prima di fare altre ipotesi rispetto alle due iniziali che sono quella di un cedimento strutturale e quello di uno scoppio o di una esplosione. Il boato si può confondere con quello del crollo”, ha spiegato.

Ieri il sindaco Federico Basile aveva scritto sui social che il crollo sarebbe stato causato dall’esplosione di una bombola di gas. Un’indicazione che, alla luce delle parole del comandante, resta una delle ipotesi in campo e non un dato acquisito.

L’incendio che cova sotto le macerie

C’è un elemento che sta rallentando in modo significativo le operazioni. Le macerie trattengono un incendio covante, che accumula calore e gas infiammabili in assenza di aria.

Lo scavo rompe quel confinamento: l’ingresso improvviso di ossigeno rischia di innescare una reazione immediata dei gas surriscaldati, trasformando la combustione latente in fiamme dirette. Una dinamica nota nei crolli complessi, che impone avanzamenti lenti e controllati.

Il portavoce dei vigili del fuoco, Ninni Bertucci, ha descritto così la situazione: “Abbiamo un incendio che si muove sotto le macerie, quindi siamo costretti a lavoare su due fronti. Da una parte movimentando le macerie cercando di individuare le persone e l’altra e dall’altro provando a bloccare i fumi”.

“Noi cerchiamo persone in vita”

Le operazioni sono proseguite tutta la notte e sono ancora in corso. I vigili del fuoco avanzano seguendo una strategia basata sulle testimonianze e sui punti in cui potrebbero trovarsi i dispersi, con squadre speciali Usar e unità cinofile.

Al momento non si percepiscono voci. I tempi, però, restano secondo i soccorritori “lontani dalle fatidiche 36 ore” che segnano il calo della probabilità di sopravvivenza.

“Noi cerchiamo persone in vita”, ha ribadito Burgio, sottolineando come l’incendio complichi ulteriormente l’accesso alle aree più instabili e la sicurezza delle squadre.

Il posto medico avanzato e la direttrice dei soccorsi sanitari, la dottoressa Vittoria Saraceno, restano operativi e in stato di massima allerta, pronti a prestare immediata assistenza in caso di estrazione di eventuali superstiti.

L’attesa dei familiari

Davanti all’area transennata l’attesa continua. I familiari dei dispersi non hanno lasciato la zona, sostenuti anche da psicologi.

Si abbracciano piangendo e guardano costantemente l’edificio crollato. Sanno che il tempo è importante per la sopravvivenza dei loro cari e che, più ne passa, maggiore è la paura. Alcune donne si sono sedute sul bordo di un’aiuola e piangono disperate, mentre familiari e amici invitano i giornalisti a non avvicinarsi e ad avere rispetto per il loro dolore.