Due tavole sono tornate indietro perché qualcuno è passato di lì al momento giusto. Le altre tre, insieme a una tavoletta bifronte, sono ancora nelle mani di chi le ha portate via. Proseguono le indagini sul furto delle opere di Antonello da Messina sottratte nella notte di Ferragosto dal Museo regionale Accascina.

Chi indaga e su cosa

L’inchiesta è al momento contro ignoti, con l’ipotesi di furto pluriaggravato di opere. Il coordinamento è affidato alla Procura distrettuale di Messina, guidata da Antonio D’Amato. Sul campo operano la Squadra Mobile della Questura e i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Cultuale. Gli investigatori stanno passando al vaglio le immagini degli impianti di videosorveglianza del museo e delle telecamere installate lungo la pubblica via. Il personale di vigilanza è già stato ascoltato. Sotto esame anche le falle nel sistema di sicurezza che hanno consentito di portare a termine il colpo in pochi minuti.

Cos’è stato portato via

La ricostruzione degli inquirenti definisce con precisione il perimetro del furto. Gli autori si sono impossessati di tre delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio e di una tavoletta bifronte, dopo aver infranto la teca blindata. Durante la fuga, disturbati dalla presenza di passanti, hanno abbandonato in prossimità della recinzione del museo le altre due tavole del Polittico, raffiguranti i santi Benedetto e Gregorio.

Cosa manca ancora

Le opere sulle cui tracce sono gli investigatori sono quindi identificate. Del Polittico restano da recuperare la tavola centrale della Madonna e le due laterali superiori collocate nelle cimase, raffiguranti l’angelo Gabriele e l’Annunziata.

Le opere colpite

Il Polittico di San Gregorio è dipinto a tempera grassa su tavola ed è datato 1473. Fu commissionato per il convento annesso alla chiesa di Santa Maria extra moenia. La tavoletta bifronte sottratta è databile tra il 1465 e il 1470. Su un lato reca la “Madonna col Bambino e Francescano in adorazione”, sull’altro il “Cristo in pietà”.

La posizione del Ministero

Nelle ore successive al furto è intervenuto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, esprimendo “sconcerto e dispiacere” per la sottrazione di opere “di straordinario valore per il nostro patrimonio culturale”. Il ministro ha riferito di essersi confrontato con il sindaco di Messina Federico Basile e con il Comando dei Carabinieri Tpc, aggiungendo: “Confido, come sempre, nell’operato delle forze di sicurezza, nel caso specifico della Polizia, cui sono affidate le indagini”. Ha, quibdi, assicurato che “il Ministero della Cultura assicura la massima disponibilità a collaborare con le autorità regionali, nel cui ambito ricade la gestione dei musei dell’Isola, in ragione dell’autonomia speciale vigente”.

Le altre voci del governo

Il sottosegretario al Ministero della Cultura, Giampiero Cannella, ha definito il furto “una ferita non soltanto per la Sicilia, ma per l’intero patrimonio culturale della nazione”. Ha espresso “piena fiducia nell’operato della Polizia e delle forze dell’ordine impegnate nelle indagini”, auspicando “che si possa giungere nel più breve tempo possibile all’individuazione dei responsabili e, soprattutto, al recupero delle opere sottratte”. Per Cannella “la tutela del nostro patrimonio richiede la massima sinergia tra tutte le istituzioni coinvolte, perché difendere le opere d’arte significa custodire la memoria, l’identità e la storia della nostra comunità nazionale”.

“Grande tristezza” è stata espressa dalla sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento e deputata messinese di Forza Italia, Matilde Siracusano. “Si tratta di opere di straordinario valore culturale e artistico, patrimonio della città e dell’intera cultura italiana. È una ferita profonda per la nostra comunità e per tutto il mondo dell’arte”, ha affermato, auspicando che gli inquirenti possano “fare piena luce sulla dinamica del furto” e “rintracciare i responsabili di questo grave crimine”.

Le reazioni locali

Il sindaco Federico Basile ha definito l’accaduto “gravissimo e profondamente riprovevole”, sottolineando che sottrarre le opere dell’artista significa colpire la memoria, la cultura e l’identità della comunità: “Antonello è Messina e Messina è anche Antonello”. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha parlato di un atto criminale “di eccezionale gravità” e di uno “sfregio intollerabile” al patrimonio culturale, assicurando la collaborazione della Regione con magistratura e forze dell’ordine e annunciando un’ispezione interna. L’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato, ha definito il furto una “profonda ferita per la Sicilia e per l’Italia intera”.

L’interrogazione parlamentare

Il caso è approdato anche in Parlamento. I deputati del Partito democratico Iacono, Marino, Provenzano, Barbagallo e Porta hanno annunciato un’interrogazione al ministro Giuli, per chiedere al governo di fare piena luce sull’accaduto e sulle eventuali responsabilità. “È necessario comprendere come sia stato possibile sottrarre opere di tale rilevanza, quali fossero le misure di sicurezza adottate, quando sia stata scoperta la loro scomparsa e quali controlli siano stati effettuati nel tempo”, affermano i parlamentari. Nel documento chiedono inoltre quali iniziative il governo intenda assumere “per favorire il recupero delle opere e per evitare che episodi analoghi possano ripetersi”.

Le richieste dei firmatari

I deputati insistono sulla necessità di una ricostruzione puntuale. “Non possiamo limitarci a prendere atto di quanto accaduto. Il patrimonio di Antonello da Messina costituisce una parte fondamentale dell’identità culturale di Messina e dell’intero Paese”, sottolineano, chiedendo al ministro “risposte puntuali e trasparenti, a partire dalla ricostruzione dell’accaduto e dalle responsabilità relative alla tutela delle opere”. La conclusione richiama gli obblighi istituzionali: “È dovere delle istituzioni garantire la massima protezione del patrimonio culturale e assicurare che ogni possibile sforzo venga compiuto per riportare le opere al Museo”.

La critica del Movimento 5 Stelle

Sulla vicenda è intervenuta anche la senatrice Vincenza Aloisio. Secondo la parlamentare il furto “non può essere derubricato a semplice episodio di cronaca”, e la facilità con cui sarebbero stati elusi i sistemi di sicurezza rappresenta “il segnale inequivocabile di un settore abbandonato a se stesso”. Aloisio chiede, pertanto, “un piano straordinario per il potenziamento dell’organico museale”, sostenendo che “il nostro passato non può essere lasciato alla mercé dell’incuria ministeriale”.

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