Venticinque misure cautelari, cinque arresti in flagranza, un sequestro da 5,5 milioni di euro e oltre 250 uomini in campo tra Carabinieri, Guardia di Finanza ed elicotteri. La Direzione Distrettuale Antimafia di Catania ha smontato un’architettura criminale che tiene insieme la zona nord del Siracusano e il capoluogo etneo.

Il patto mafioso

Al centro dell’inchiesta c’è il clan Nardo, radicato a Lentini, ma tutt’altro che autonomo: le indagini lo descrivono storicamente affiliato alla famiglia catanese Santapaola-Ercolano, uno dei nomi più pesanti della mafia siciliana della costa orientale dell’isola.

Aziende agricole sotto scacco

Il sistema, come emerge nell’inchiesta Procura, si reggeva su un’economia parallela costruita a colpi di estorsioni e controllo del territorio. Nel mirino del clan c’era la filiera agroalimentare, in particolare il trasporto e la commercializzazione degli agrumi: un settore che in questa fascia della Sicilia orientale significa lavoro, famiglie, indotto. A questo si aggiunge un altro fronte, forse ancora più insidioso, quello delle imprese impegnate in appalti pubblici, dove il clan avrebbe messo le mani sulle società assoggettate a controllo pubblico. Tradotto: non solo pizzo al bar sotto casa ma un tentativo di mettere il cappello su opere e commesse pagate con soldi pubblici.

Il traffico di droga

E poi c’è Catania, con un secondo filone che allarga lo sguardo oltre i confini regionali. Le indagini hanno fatto emergere l’operatività di un sodalizio legato alla famiglia di Cosa Nostra Santapaola-Ercolano, dedito al traffico transnazionale di cocaina, marijuana e hashish, con canali di approvvigionamento diretti dalla Spagna. Droga che arriva da fuori, si smista sul territorio e finanzia tutto il resto.

Le perquisizioni

Le perquisizioni condotte nelle ultime ore in questo contesto hanno prodotto risultati immediati: cinque persone arrestate in flagranza per detenzione di armi, munizioni e sostanze stupefacenti. Nei controlli sono stati sequestrati una pistola, diverso munizionamento e circa due chilogrammi di droga tra cocaina, hashish e marijuana. Numeri che raccontano un’organizzazione operativa, non solo sulla carta.

I sequestri dei beni che valgono oltre 5 milioni di euro

Il colpo più duro, però, arriva probabilmente sul piano patrimoniale. Il Gip ha disposto un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni per un valore stimato complessivo di 5,5 milioni di euro: aziende, quote societarie, immobili e beni mobili registrati, oltre a disponibilità finanziarie. Una parte di questo patrimonio, secondo l’accusa, sarebbe stata intestata fittiziamente ad altri soggetti; un’altra parte risulterebbe semplicemente sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati dagli indagati. È il punto in cui l’antimafia prova a colpire dove fa più male, non solo con le manette ma svuotando le casse.

I numeri dell’operazione

A dare la misura dello sforzo messo in campo, i numeri dell’operazione: oltre 250 militari impiegati, tra Carabinieri del Nucleo Investigativo di Siracusa – supportati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Sicilia” e dal 12° Nucleo Elicotteri di Catania  e finanzieri del Nucleo PEF e dello S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza di Catania, affiancati da reparti territoriali, unità cinofile e dal G.A.N. di Messina.