Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2026

In Sicilia i vulcani attivi in senso stretto sono due: l’Etna e lo Stromboli, gli unici che eruttano di frequente. Altri cinque sono quiescenti, cioè hanno eruttato negli ultimi 10mila anni ma oggi sono a riposo: Vulcano, Lipari, Panarea, Pantelleria e il vulcano sottomarino Ferdinandea. È la classificazione del Dipartimento della Protezione civile.

Quanti vulcani attivi ci sono in Sicilia?

Dipende da come si conta. La Protezione civile divide i vulcani italiani in tre gruppi:

  • estinti, con l’ultima eruzione oltre 10mila anni fa, come Salina;
  • quiescenti, con eruzioni negli ultimi 10mila anni ma oggi a riposo;
  • attivi, con eruzioni negli ultimi anni.

Per l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia la parola «attivi» ha un senso più ampio. In un’intervista pubblicata dall’Ingv, il vulcanologo Guido Ventura conta in Italia 12 vulcani attivi, molti dei quali oggi in una fase di riposo. Sette riguardano la Sicilia: Etna, Stromboli, Vulcano, Lipari, Panarea, Pantelleria e Ferdinandea. Per questo, in giro, si leggono numeri diversi.

Quali sono i vulcani della Sicilia?

Etna: attivo, livello di allerta giallo al 21 ottobre 2026. Con 3.350 metri di altitudine e 35 chilometri di diametro alla base, secondo la scheda della Protezione civile sull’Etna è il vulcano più grande d’Europa. Copre circa 1.250 chilometri quadrati e si è formato circa 100mila anni fa. Le bocche sommitali sono quattro: Bocca Nuova, Voragine, Cratere di nord-est e Cratere di sud-est. Sul fianco orientale si apre la Valle del Bove, larga circa 5 chilometri e lunga 8.

Stromboli: attivo, livello di allerta giallo. È considerato uno dei vulcani più attivi al mondo. Come spiega la Protezione civile sullo Stromboli, ogni 10-20 minuti si ripetono esplosioni di moderata energia, l’attività che i vulcanologi chiamano appunto «stromboliana». Le bocche si trovano a circa 700 metri di quota, in cima alla Sciara del Fuoco. Più volte l’anno possono esserci esplosioni maggiori e, ogni qualche anno, esplosioni parossistiche che possono raggiungere i centri abitati, come il 5 aprile 2003. Il 95% del vulcano si trova sotto il livello del mare.

Vulcano: quiescente dal 1890, livello di allerta verde. È la più meridionale delle Eolie e ha un’intensa emissione di gas e vapore dal cratere di La Fossa e vicino al Porto di Levante. Secondo la scheda su Vulcano, da settembre 2021 il monitoraggio aveva registrato più gas, temperature più alte e più lievi terremoti. Il livello era quindi passato a giallo il 1° ottobre 2021, ed è tornato verde il 19 dicembre 2023.

Lipari: quiescente. L’ultima attività risale a un periodo tra il 500 e il 1230 dopo Cristo, con le colate di ossidiana delle Rocche Rosse e della Forgia Vecchia. Secondo la Protezione civile, oggi ci sono solo fumarole e sorgenti termali oltre i 50 gradi.

Panarea: quiescente. È la più piccola delle Eolie e le ultime eruzioni risalgono a 59-54mila anni fa. Tra gli isolotti a est dell’isola, però, si trova una zona di fumarole sottomarine attive, con importanti emissioni di gas nell’autunno 2002.

Pantelleria: quiescente. Con 84 chilometri quadrati è la più grande delle isole vulcaniche italiane, a circa 85 chilometri dalla Sicilia e 70 dall’Africa. L’ultima eruzione è del 1891, sott’acqua, circa 7 chilometri a nord dell’isola. Oggi restano fumarole e sorgenti calde.

Ferdinandea: vulcano sottomarino quiescente nel Canale di Sicilia. È emerso nel 1831 davanti a Sciacca e, secondo la scheda sui vulcani sottomarini, è stato distrutto dal mare pochi mesi dopo. Nel frattempo Regno delle Due Sicilie, Inghilterra e Francia se ne contendevano la sovranità. Oggi si trova a circa 20 metri sotto il livello del mare ed emette gas.

Qual è la differenza tra Etna e Stromboli?

Entrambi sono a condotto aperto: il magma ha una via di uscita libera, e per questo, secondo la Protezione civile, la loro pericolosità è ridotta e a breve termine. Lo Stromboli ha un’attività quasi continua, con esplosioni a pochi minuti di distanza. L’Etna alterna fasi di attività e periodi di calma che, secondo un pannello divulgativo dell’Ingv, possono durare da giorni ad anni.

Come si leggono i livelli di allerta dei vulcani?

I livelli di allerta sono quattro, indicati da quattro colori: verde, giallo, arancione e rosso. Descrivono se il vulcano è in equilibrio o meno e quanto la sua attività può evolvere verso scenari di rilevanza nazionale.

Li dichiara il Dipartimento della Protezione civile, insieme alla Protezione civile della Regione Siciliana, sentita se possibile la Commissione Grandi Rischi. La valutazione si basa sui dati dei centri di competenza: per l’Etna l’Osservatorio etneo dell’Ingv e l’Università di Firenze.

Il passaggio tra livelli può avvenire in anticipo, se i dati lo permettono, oppure quando il fenomeno è già in corso. Non è detto che avvenga in modo graduale. La Protezione civile avverte che sull’Etna alcuni fenomeni sono improvvisi, e che anche con il livello verde «il rischio non è mai assente».

Come vengono monitorati i vulcani siciliani?

Ogni mese, di norma, la Protezione civile organizza videoconferenze con i centri di competenza sull’attività di Etna e Stromboli. Per l’Etna partecipano:

  • l’Ingv di Catania e Palermo;
  • l’Università di Firenze;
  • l’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Cnr.

Per lo Stromboli si aggiunge l’Ingv di Napoli. Secondo l’Ingv, Etna e Stromboli sono tra i vulcani più monitorati al mondo, con reti permanenti che misurano parametri geofisici, geochimici e geologici. Le cronache recenti mostrano come funziona: sullo Stromboli i sistemi registrano a ogni fase esplosioni e colate lungo la Sciara del Fuoco. Sull’Etna, nelle fasi eruttive, i Comuni possono emettere ordinanze per la sicurezza.

I vulcani sottomarini del Canale di Sicilia

Il Canale di Sicilia è una zona a vulcanismo diffuso, perché tettonicamente molto attiva. Da qui sono nate le isole di Pantelleria e Linosa e numerosi vulcani sottomarini, tra cui Ferdinandea, Terribile, Nerita e Bannock. Secondo la Protezione civile, le eruzioni al largo di Sciacca nel 1831 e di Pantelleria nel 1891 sono le uniche testimonianze storiche di attività sottomarina nella zona. Un’ipotesi recente considera Ferdinandea, Terribile e Nerita parte di un unico grande vulcano sommerso, chiamato Empedocle, ma mancano ancora prove definitive.

Domande frequenti

Quanti vulcani attivi ci sono in Sicilia?

Secondo la Protezione civile, i vulcani attivi in senso stretto sono due: Etna e Stromboli, che eruttano frequentemente. Vulcano, Lipari, Panarea, Pantelleria e Ferdinandea sono quiescenti, cioè hanno eruttato negli ultimi 10mila anni ma oggi sono a riposo. L’Ingv, in senso più ampio, considera attivi tutti e sette.

Qual è il vulcano più grande d’Europa?

Tra i vulcani emersi è l’Etna, alto circa 3.350 metri, con 35 chilometri di diametro alla base e un’area di circa 1.250 chilometri quadrati. Considerando anche quelli sommersi, la Protezione civile indica come più grande vulcano d’Europa il Marsili, nel Tirreno, lungo circa 50 chilometri e alto 3 chilometri rispetto ai fondali.

Vulcano è un vulcano attivo?

L’isola di Vulcano è quiescente dall’ultima eruzione del 1888-1890 ma ha un’intensa attività di gas e vapore. Tra il 2021 e il 2023 l’aumento dei gas e dei piccoli terremoti aveva portato l’allerta a giallo. Il 19 dicembre 2023 la Protezione civile ha riportato il livello a verde.

Cosa significano i colori dell’allerta vulcanica?

Verde, giallo, arancione e rosso indicano lo stato del vulcano e la possibile evoluzione verso scenari di rilevanza nazionale. Li dichiara il Dipartimento della Protezione civile con la Regione, sulla base dei dati dei centri di competenza. Anche con il livello verde, sull’Etna il rischio non è mai assente.

Cos’è l’isola Ferdinandea?

È un vulcano sottomarino nel Canale di Sicilia, emerso nel 1831 davanti a Sciacca e distrutto dal mare pochi mesi dopo. Regno delle Due Sicilie, Inghilterra e Francia se ne contesero la sovranità dandogli nomi diversi: Ferdinandea, Graham e Giulia. Oggi si trova a circa 20 metri sotto il mare ed emette gas.