È la fine di una lunghissima odissea per 1.836 precari storici palermitani. Dal prossimo anno il loro contratto passerà finalmente a tempo pieno con 36 ore settimanali. Ad annunciarlo ufficialmente è stato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, al termine di un cruciale vertice a Palazzo d’Orléans con le sigle sindacali. Un annuncio che arriva dopo mesi di fortissime tensioni politiche, proteste in piazza e una lunga contrattazione, e che troverà la sua definitiva consacrazione finanziaria all’interno del disegno di legge di Stabilità regionale.
Al tavolo, insieme al governatore, erano presenti l’assessore regionale all’Economia, Alessandro Dagnino, e il segretario generale della Presidenza della Regione, Ignazio Tozzo, a testimonianza del peso politico ed economico della misura.

“Questo governo – ha sottolineato con forza il presidente Schifani – sin dall’inizio del suo insediamento ha preso a cuore il tema del precariato, con la volontà di voler chiudere questa stagione per dare a tutti una stabilizzazione. Il percorso è iniziato e adesso riteniamo di essere giunti a una svolta positiva per gli ex Pip che da 25 anni attendono una soluzione. L’obiettivo, quindi, è il passaggio a 36 ore ma anche un utilizzo più razionale all’interno dell’amministrazione regionale di questi lavoratori. Ringrazio i sindacati che hanno avuto sempre un approccio costruttivo”.

Dai mesi delle “briciole” al maxi stanziamento da 39 milioni

La vicenda degli ex Pip – i lavoratori del bacino “Emergenza Palermo” transitati nella società partecipata Servizi Ausiliari Sicilia (Sas) – sembrava aver trovato una parziale svolta nei mesi scorsi. La firma dei primi contratti a tempo indeterminato aveva rimosso lo spettro dell’assenza di tutele previdenziali, ma aveva lasciato i lavoratori intrappolati in un regime di part-time ridotto che i sindacati avevano duramente contestato. Le iniziali proposte del governo di un aumento graduale a sole 24 ore settimanali erano state rispedite al mittente come “briciole non dignitose”, aprendo una fase di duro scontro.

La svolta comunicata dall’assessore all’Economia, Alessandro Dagnino, poggia adesso su pilastri solidi. Per sbloccare il tempo pieno era necessario che si verificassero due condizioni essenziali: la sostenibilità finanziaria e il reale fabbisogno di personale da parte della macchina pubblica.
I numeri emersi dal vertice delineano un’operazione mastodontica: “L’impegno economico sarà davvero significativo, quantificabile in circa 39 milioni di euro all’anno”, ha spiegato l’assessore Dagnino. Risorse imponenti che l’esecutivo ha deciso di blindare nella prossima legge di Stabilità per chiudere definitivamente la vertenza.

Nuova linfa per i Beni Culturali

L’integrazione a tempo pieno non sarà soltanto una misura assistenziale, ma si tradurrà in un potenziamento dei servizi all’utenza e nell’organizzazione interna della macchina regionale. Il piano del governo prevede infatti una razionalizzazione del personale: l’apporto dei quasi duemila lavoratori a 36 ore andrà a coprire i pesanti vuoti d’organico degli uffici dell’amministrazione e, in modo particolare, garantirà un supporto strategico nel settore dei beni culturali, da tempo in sofferenza per la carenza di custodi e personale ausiliario nei siti archeologici e nei musei dell’Isola.
Con lo stanziamento dei fondi e l’accordo totale con le parti sociali, la Regione cancella così una delle pagine più controverse del precariato siciliano. Sotto l’albero di Natale, quest’anno, i lavoratori della Sas troveranno la certezza del full-time.

Le reazioni: “Un passo storico, ora la palla passa all’Ars”

L’esito del vertice ha subito innescato le reazioni del mondo sindacale e politico, tra soddisfazione e l’attesa del voto finale d’aula. Dal fronte sindacale, Michele D’Amico della Segreteria Regionale del Cobas-Codir ha confermato lo stanziamento delle risorse direttamente nella Finanziaria 2027, ma ha subito tracciato la prossima tappa: “Concluso il passaggio governativo, nei prossimi giorni il testo approderà all’Assemblea Regionale Siciliana. Spetterà dunque al Parlamento regionale approvare in via definitiva la norma. Vigilerà sull’iter parlamentare affinché si giunga rapidamente all’approvazione finale”.

Un plauso convinto è arrivato da Marianna Caronia, deputato regionale di Noi Moderati, che ha rivendicato la paternità della misura: “Il presidente Schifani ha dato oggi seguito formale agli impegni assunti precedentemente in Aula con la sottoscritta e Noi Moderati. Per noi questa è stata una vera e propria battaglia di giustizia sociale e di legalità, volta a restituire dignità e diritti negati. È l’avvio di un percorso necessario per dare dopo 30 anni risposte certe anche ai lavoratori ex Keller”.

Più pressante il commento di Vincenzo Figuccia, deputato regionale e Questore dell’Ars, che pur accogliendo positivamente le rassicurazioni del governatore avverte: “Ora bisogna passare dalle parole ai fatti. La finanziaria di dicembre deve rappresentare il punto di svolta. La stagione delle promesse deve finire. Adesso servono gli atti, le risorse e una data certa perché dietro ogni contratto part-time ci sono persone e famiglie che la politica ha il dovere di rispettare”.