Il prefetto di Agrigento Dario Caputo, che per tutta la serata di ieri è stato in contatto diretto col Viminale, ha firmato, a tarda ora, il provvedimento di allontanamento dall’Italia nei confronti della comandante della Sea Watch Carola Rackete, rimessa in libertà ieri sera dopo che il Gip Alessandra Vella non ha convalidato l’arresto. La decisione è stata presa dopo avere approfondito i profili amministrativi della vicenda. Il provvedimento del prefetto dovrà essere convalidato dall’autorità giudiziaria.

Intanto in procura ad Agrigento si valuta la situazione giuridica “Occorre leggere le motivazioni. Si valuterà un’eventuale impugnazione. Il nostro punto di vista era diverso. Per noi era necessitata l’azione di salvataggio e non era necessitata invece la forzatura del blocco, che riteniamo un atto un po’ sconsiderato nei confronti della vedetta della Guardia di Finanza. E’ evidente però che si rispettano le decisioni dei giudici” ha detto il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, in merito alla decisione del Gip.

La preoccupazione diffusa negli ambienti giudiziari e fra le forze dell’ordine, anche fra chi non tifa per l’impostazione salviniana, è che adesso si aprano le maglie e forzare un posto di blocco rischi di non essere più considerato un reato

“La decisione assunta dal comandante di Sea Watch risulta conforme alle raccomandazioni del commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa e a recenti pronunciamenti giurisprudenziali” ha scritto il gip del tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, nell’ordinanza con la quale ha rigettato la richiesta di convalida dell’arresto della comandante della nave. “I porti di Malta venivano esclusi perché più distanti e quelli tunisini perché, secondo la sua stessa valutazione, ‘in Tunisia non ci sono porti sicuri”, spiega il giudice riferendosi alla scelta della comandante di fare rotta verso Lampedusa. Le valutazioni della trentunenne tedesca sono condivise dal giudice secondo cui “Malta non ha accettato le previsioni che derivano dalle modifiche alla convenzione Sar del 2004”.

I porti tunisini, inoltre, secondo quanto deciso dal comandante Rackete, non sono stati ritenuti “conformi alla convenzione di Amburgo”. Il giudice sottolinea che la scelta è stata presa “avvalendosi della consulenza dei suoi legali”.

Secondo questa decisione di fatto l’Italia dovrà accogliere sempre tutti ovunque o stati prelevati ed è questo che fa urlare Salvini alla ‘sentenza politica’

La Procura di Agrigento non ha dato fino ad ora il nulla-osta per l’allontanamento di Carola Rackete dall’Italia. Il procedimento amministrativo, avviato dopo la disposizione del prefetto di ieri, non può essere eseguito senza il sì dei pm visto che la comandante della Ong è indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.