«Non possiamo che salutare con grande gioia questo dono che la Chiesa oggi riconosce e che adesso ci riconsegna: perché le figure come quella del giudice Rosario Livatino possono arricchire l’oggi delle nostre comunità e delle chiese locali e possono segnare il percorso che ci attende, quello ispirato a un Vangelo che deve avere una ricaduta sociale».

Così l’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice ha commentato la scelta di Papa Francesco che ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto che riconosce il martirio “in odium fidei” del magistrato ucciso a 38 anni di età dalla mafia agrigentina il 21 settembre 1990 lungo la strada che da Canicattì conduce ad Agrigento.

Il Servo di Dio Rosario Livatino sarà proclamato beato nei prossimi mesi, insieme ad altri 7 Servi di Dio per i quali la Congregazione delle Cause dei Santi ha riconosciuto le virtù eroiche: Vasco de Quiroga, Bernardino Piccinelli (al secolo: Dino), Antonio Vincenzo González Suárez, Antonio Seghezzi, Bernardo Antonini, Ignazio Stuchlý, Rosa Staltari.

«Credo che questo riconoscimento da parte della Chiesa – ha proseguito l’Arcivescovo – ci indichi chiaramente che la fede cristiana deve essere incarnata nella professione che esercitiamo: il nostro luogo di lavoro può e deve diventare il luogo dove noi possiamo esprimere il culto della vita, di una vita di testimonianza e anche di servizio. Per ciò che ha rappresentato e continua a rappresentare Rosario Livatino, credo che la sua testimonianza sia di fondamentale importanza per la nostra terra che ha bisogno di ripensarsi a partire dall’alto valore della giustizia: la nostra è una terra che ha bisogno di essere riscattata dal male, penso quindi che debba svilupparsi un “martirio dell’ordinario”, del feriale, un martirio di quanti, così come ci ricorda il Vangelo, sono costruttori feriali di giustizia».

“Rosario Livatino ha incarnato la beatitudine di coloro che hanno fame e sete di giustizia e per essa sono perseguitati, mettendo pienamente a frutto il dettato conciliare sull’apostolato dei laici, sulla scorta dell’esperienza maturata in seno all’Azione cattolica. La preghiera costante e la quotidiana partecipazione al mistero eucaristico, insieme alla solida educazione cristiana, ricevuta in famiglia e corroborata dalla meditazione assidua della Parola di Dio e del magistero della Chiesa, hanno fatto di lui un autentico profeta della giustizia e un credibile testimone della fede in un momento storico e in un contesto sociale tristemente segnati da una mentalità sotto diversi aspetti disumana e disumanizzante”.

Così  l’Arcivescovo di Agrigento Card. Francesco Montenegro. Nato a Canicattì (Agrigento) il 3 ottobre 1952, Rosario Livatino si laureò in Giurisprudenza a Palermo e nel 1978 entrò in magistratura. “Sin dalla giovinezza – si legge nel comunicato della Santa Sede – partecipò all’Azione Cattolica e frequentò la parrocchia, dove teneva conversazioni giuridiche e pastorali, dava il proprio contributo nei corsi di preparazione al matrimonio e interveniva agli incontri organizzati da associazioni cattoliche. Anche da Magistrato continuò a vivere l’esperienza della comunità parrocchiale”. E nel 1988 “a 35 anni di età, dopo aver seguito regolarmente il corso di preparazione, volle ricevere il sacramento della Confermazione”. Il Servo di Dio Rosario Livatino è ricordato anche per una sua celebre affermazione: “quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”