Operazione antimafia questa mattina da parte dei carabinieri del Ros di Agrigento tra i comuni di Licata e Palermo. Sono sette le persone arrestate su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Palermo. A finire in manette Giovanni Lauria di 80 anni, conosciuto come “il professore”, il figlio 49 enne Vito Lauria, Angelo Lauria classe di 45 anni, Giacomo Casa di 64 anni, Giovanni Mugnos di 53 anni, Raimondo Semprevivo di 47 anni e il funzionario della Regione Siciliana Lucio Lutri di 60 anni.

A finire sotto la lente degli investigatori è stata la famiglia mafiosa di Licata, capeggiata dall’anziano Giovanni Lauria. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire come l’anziano boss presiedeva a riunioni ed incontri con boss e gregari della Cosa nostra del luogo. Era lui che gestiva e pianificava le relative attività e gli affari illeciti, mantenendo il collegamento con esponenti di altre famiglie di cosa nostra della Sicilia Orientale.

Le attività investigative del Ros hanno ricostruito i rapporti tra la mafia licatese e quella di Catania, in particolare con Salvatore Seminara, ritenuto all’epoca al vertice della famiglia di Caltagirone e considerato il mandante di un duplice omicidio commesso il giorno di Pasqua del 2015 a Raddusa. Seminara è anche considerato il massimo vertice provinciale di cosa nostra per il territorio di Enna. Le due famiglie, quella di Licata e quella di Caltagirone, si sarebbero spartiti gli affari relativi ai lavori relativi alla realizzazione di un importante complesso turistico alberghiero e alla demolizione di immobili abusivi nel Comune di Licata.

Giovanni Lauria è il personaggio centrale nell’operazione antimafia di questa mattina, con un curriculum criminale di tutto rispetto. In passato è stato condannato per mafia ed è sempre stato al centro delle trattative per ricucire la faida all’interno della famiglia di Licata.

Nell’inchiesta sono usciti fuori gli interessi della famiglia di Licata ed il contesto della Massoneria. Personaggio chiave sarebbe Lucio Lutri, funzionario della Regione Siciliana e Maestro Venerabile di una loggia massonica di Palermo. Secondo gli investigatori Lutri si sarebbe messo a disposizione dell’associazione, sia acquisendo e veicolando informazioni riservate sulle attività di indagine in corso a carico della cosca, sia mettendosi in contattato con professionisti e compiacenti dipendenti della Pubblica Amministrazione (in gran parte anch’essi massoni) al fine di favorire le più disparate richieste (alcune delle quali illecite) avanzategli dai singoli componenti della famiglia di Licata per affari e vicende relative ai loro interessi patrimoniali.

Lutri avrebbe anche ottenuto vantaggi da Cosa nostra. In un episodio il funzionario regionale si sarebbe rivolta alla famiglia licatese per riscuotere un credito vantato nei confronti di una persona a vicina alla famiglia. A sua volta, l’associazione mafiosa ha avuto garantita da Lutri la sua disponibilità e l’utilizzo di importanti canali massonici, ottenendo la stessa associazione e per essa i singoli esponenti della famiglia, vantaggi consistenti ora nell’acquisizione di informazioni riservate circa attività di indagine a loro carico, ora nell’interessamento di professionisti compiacenti e dipendenti infedeli della Pubblica Amministrazione.

La rete di favori, piccoli vantaggi che Lutri garantiva a tutti i principali componenti della famiglia mafiosa di Licata, veniva peraltro quasi orgogliosamente rivendicata da Lutri durante il quale si riferiva al costante lavoro di schermatura che garantiva agli uomini d’onore di Licata, consentendogli così di non comparire nei rapporti con enti e uffici pubblici, istituzioni e forze di Polizia.