Ore di paura contaminazione da Covid19 della sala parto all’ospedale San Giovanni Di Dio di Agrigento dopo la nascita di un piccolo fra Natale e Capodanno. Il doppio tampone fatto alla partoriente fornisce esiti contraddittori e scatta l’allarme ma solo dopo che il giovane ha partorito.

La vicenda riguardauna giovane prtorieriente arrivata in ospedale quando già il parto era in corso tanto che ha rischiato di dare alla luce il piccolo ancora in ascensore. L’urgenza ha fatto il resto. Alla donna è stato pratica un tanpone rapido che ha dato esito negativo e, in assenza di tempo sufficente per eseguire il test molecolare ed aspettarne l’esito, i medici hanno deciso di procedere.

Ma andiamo per ordine nel raccontare questa storia accaduta subito dopo il giorno di Natale all’Ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento.

Una giovane donna, si presenta al nosocomio per mettere al mondo il suo piccolo. Come da protocollo le viene fatto prima il tampone rapido, risultato negativo e poi quello molecolare. La donna partorisce e nel frattempo arriva l’esito del tampone molecolare, che ahimè risulta positivo.

Scatta il panico in reparto e la signora viene posta immediatamente in isolamento. Tutto il personale che ha assistito la partoriente, viene sottoposto a tampone e vengono sanificati tutti gli ambienti dove era stata la donna. Panico tra i dipendenti, oltre ovviamente lo spavento della giovane.

Una paura che, alla fine, si dimostrerà essere stata immotivata, solo un falso allarme. Nuovot ampone come da protocollo ma anche verifica dei dati del precedente con risultato sorprendente. Era stato un errore: il tampone molecolare, in realtà, era negativo.

Insomma tanta paura per nulla. Tre giorni dopo la donna è stata dimessa ed è tornata a casa con il suo bambino e anche i sanitari che l’avevano assistita hanno tirato un sospiro di sollievo.

Non si tratta di un caso isolato. Episodi del genere in giro per gli ospedale siciliani se ne sono registrati decine nei mesi scorsi. Troppo spesso l’urgenza dell’intervento non è compatibile con i tempi di accertamento dell’eventuale positività al virus e i medici sono costretti a scegliere fra il rischio di contagio e il rischio per il paziente derivante dall’attendere troppo