Cinque migranti sono sbarcati poco prima delle 6 di questa mattina a Lampedusa, erano a bordo di un gommone. Il loro piccolo mezzo è sfuggito a tutti i controlli ma secondo gli inquirenti era troppo piccolo per poter aver fatto l’intera traversata del Mediterraneo. I migranti sono stati individuati sull’isola subito dopo l sbarco propri perché è avvenuto alle prime luci dell’alba.

Con il migliorare delle condizioni meteo riprendono gli sbarchi proprio mentre infuria la polemica sulla gestione della questione migranti. Adesso Alarm phone, la Ong che supporta gli interventi nel Mediterraneo e riceve le chiamate dai telefoni dati ai migranti nel Mediterraneo fa un passo indietro sulla bambina di 5 anni data per morta a bordo del gommone per il cui salvataggio in ritardo era stata messa sotto accusa la Marina.

La notizia è stata data ad Alarm Phone dagli stessi migranti che si trovavano sull’imbarcazione precisa la stessa Ong, sottolineando in un tweet di non aver “mai confermato” la morte. “Speriamo che non sia vero – aggiunge – Ma non è necessario che muoia qualcuno perché sia uno scandalo che 90 persone sono state lasciate a rischio per oltre 23 ore”.

Un cambio di versione dopo che la Marina ha accertato non esserci alcuna vittima fra i 100 migranti soccorsi. Giunti dopo due giorni di navigazione a Genova fra i migranti c’è chi parla, comunque, di una vittima main maniera confusa e con versioni fra loro contrastanti anche su sesso ed età oltre che modalità Accuse che la Marina Italiana respinge con sdegno.

Ma il vero motivo di polemica è la decisione del procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e del pm Cecilia Baravelli di dissequestrare la nave “Sea Watch” che era stata al centro di un braccio di ferro fra magistratura e governo dopo lo sbarco, lo scorso 18 maggio a Lampedusa, di 47 migranti salvati in acque libiche. Una volta conclusi gli accertamenti e in seguito al dissequestro la nave della Ong potra’ lasciare il porto di Licata (Ag). I pm hanno ritenuto, infatti, cessate le esigenze probatorie.

Il provvedimento, subito esecutivo, è stato notificato anche agli avvocati dell’unico indagato, il comandante della nave Arturo Centore al quale si contesta il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

“Speriamo che ciò valga ad interrompere una campagna diffamatoria nei confronti della Ong Sea Watch di cui si è reso responsabile in più occasioni il ministro dell’Interno italiano” affermano gli avvocati Alessandro Gamberini e Leonardo Marino, difensori del comandante.

“Il dissequestro della Sea watch 3 da parte della Procura di Agrigento – sottolineano i due legali – conferma la correttezza dell’operazione di salvataggio operata dall’equipaggio della Ong. Il provvedimento arriva anche grazie alla piena collaborazione fornita da noi alla polizia giudiziaria e al fatto che le modalità doverose e necessitate del salvataggio dei naufraghi sono stato pienamente confermate dai documenti fotografici e fonografici, nonché dalle corrispondenti e-mail rinvenute a bordo. In tempi molto brevi – concludono gli avvocati Gamberini e Marino – la nave potrà riprendere le operazioni di salvataggio”.

“Da questo momento la Sea Watch 3 è libera e ci prepariamo a tornare il prima possibile in mare dove nei giorni scorsi e in queste ore sono numerose le notizie di persone in difficoltà, alcune ostaggio in mezzo al mare senza l’indicazione del porto sicuro” dice la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi. “Le persone – spiega Linardi – continuano a partire e ad essere in difficoltà in mare ed è nostro dovere e responsabilità essere lì. Auspichiamo di ritornare in mare insieme alle altre navi delle ong ed insieme agli assetti militari che prima di noi hanno soccorso centinaia di migliaia di vite umane. Speriamo che ciò possa essere fatto ancora e non osteggiato dal Governo. Il Governo – aggiunge – si deve astenere da diffamazioni senza alcuna base legale”.

La decisione della procura di Agrigento non è ovviamente piaciuta al ministro dell’Interno Matteo Salvini, che parla di “politiche buoniste” di alcuni magistrati. “Non mi stupirebbe – aggiunge – l’apertura di un procedimento penale a mio carico da parte del tribunale dei ministri di Catania”.

Ma intanto ad allarmare è proprio lo sbarco di questa mattina. Non certo per entità visto che erano in cinque ma per il rischio che il loro arrivo sia una ripresa della strategia delle navi madre che arrivano molto vicine alle coste e rilasciano piccoli mezzi da sbarco. Oggi è stato solo uno, forse per provare il sistema.