“Si aggiunge un altro importante tassello alla vicenda relativa al destino della Scala dei Turchi: è finalmente arrivata la risposta dell’assessorato alle Autonomie locali ad una mia interpellanza, nella quale si conferma che chi sostiene che quell’area ‘è di un privato’ mente sapendo di mentire”. Lo dice Michele Catanzaro, parlamentare regionale del PD, promotore di una serie di iniziative pubbliche e parlamentari in difesa di Scala dei Turchi.

“Lo stesso assessorato – aggiunge Catanzaro – nella risposta alla mia interpellanza, sottolinea infatti come il Comune di Realmonte di fatto non abbia riconosciuto la ‘proprietà privata’ dell’area tanto è vero che non ha firmato alcun accordo transattivo né alcun atto sullo sfruttamento economico di Scala dei Turchi e del relativo ‘brand’, in attesa di un giudizio di merito già avviato presso il Tribunale di Agrigento che siamo certi terrà conto di tutte le ragioni che devono portare a garantire la vocazione pubblica di un bene naturalistico che rappresenta anche un’attrazione in grado di valorizzare la Sicilia agli occhi del mondo”.

“Continuiamo la nostra battaglia per impedire che in Sicilia un privato possa mettere le mani su un’icona come Scala dei Turchi, al solo scopo di trarne una speculazione economica. Riteniamo che quell’area appartenga alla collettività e proprio per questo nei mesi scorsi abbiamo chiesto di tutelarla attraverso l’iscrizione all’elenco dei beni ‘Patrimonio dell’Unesco’. Il governo regionale ha più volte affermato di pensarla allo stesso modo, eppure – conclude Catanzaro – non ha ancora avviato l’iter per l’iscrizione al registro Unesco: ci aspettiamo che lo faccia al più presto”.

Lo scorso 27 febbraio la Guardia costiera di Porto Empedocle (Agrigento), su disposizione del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha sequestrato l’accesso alla Scala dei Turchi.
La Procura ha iscritto nel registro degli indagati Ferdinando Sciabarrà che è catastalmente proprietario alcune parti dell’area. All’uomo è stato contestato il reato di occupazione di demanio pubblico.

“A fronte di un sito di immenso valore storico, paesaggistico e geologico, si deve purtroppo registrare una carente tutela dello sito stesso, verosimilmente attribuibile all’ambiguo status giuridico dello stesso” ha scritto la Procura nel provvedimento di sequestro. Fra proprietario delle particelle catastali e Comune di Realmonte, da tempo, è in corso una diatriba anche giudiziaria.