La Corte di Appello di Palermo, Sezione Lavoro, con tre diverse sentenze del 6 maggio e 3 giugno scorsi, a firma del presidente del collegio Michele De Maria e del consigliere Cinzia Alcamo, ha ribaltato altri tre pronunciamenti con i quali il tribunale del Lavoro di Agrigento aveva reintegrato 3 autisti della Tua srl licenziati dall’azienda. Già nei mesi scorsi i magistrati della Corte palermitana avevano riformato altre sentenze del tribunale agrigentino, confermando la sussistenza dei fatti contestati ai lavoratori e la legittimità dei licenziamenti da parte dell’azienda. Salgono così a 5 i licenziamenti confermati dalla corte di appello Palermo.

Vicenda che parte dal 2017

La vicenda risale al 2017 quando la Tua srl, società che gestisce il servizio di trasporto urbano nella città di Agrigento, dopo avere incaricato un’agenzia investigativa, ha denunciato una serie di condotte ritenute illecite da parte di alcuni autisti: la vendita a bordo di titoli di viaggio di tariffa ‘A’ in luogo di quelli in dotazione agli autisti di tariffa ‘B’. In pratica i primi non possono essere venduti a bordo. Ad essere quindi contestata l’appropriazione di somme di denaro derivanti dalla vendita dei biglietti. Per questi motivi, nel 2017 la Tua ha proceduto al licenziamento e alla denuncia, tramite l’avvocato Luca Andolina, alla Procura della Repubblica di Agrigento degli autisti. Nel gennaio 2020 i lavoratori sono stati indagati dalla Procura della Repubblica per i reati di truffa continuata e in concorso e, su richiesta del pubblico ministero pochi giorni fa, il 16 luglio, il giudice per l’udienza preliminare Micaela Raimondo ha rinviato tutti a giudizio.

Impugnato licenziamento davanti al tribunale del lavoro

In sede di tribunale del lavoro, invece gli autisti hanno impugnato il licenziamento venendo reintegrati. La Corte di Appello di Palermo ha ancora una volta ritenuto fondati i motivi di reclamo proposti dagli avvocati Carlo Boursier Niutta e Roberto Scelfo, difensori dell’azienda di trasporto pubblico locale, ed ha riformato altre tre sentenze del tribunale di Agrigento confermando il licenziamento di Giuseppe Lattuca, Vincenzo Falzone e Maurizio Buttigè, dichiarando dunque estinto il rapporto di lavoro. In particolare, la Corte dopo avere ascoltato le testimonianze dell’investigatore privato ha confermato, da un lato, la gravità delle condotte contestate ai lavoratori Lattuca, Falzone e Buttigè e, dall’altro, la piena legittimità dei controlli effettuati dall’azienda di trasporto tramite l’agenzia investigativa incaricata.

“Un disegno criminoso”

La corte di Appello, ancora una volta, nelle tre sentenze ha evidenziato come la specifica condotta debba essere inserita in un “unitario e concorrente disegno doloso” ed il danno economico debba essere ritenuto rilevante. In particolare, dopo i licenziamenti, la società ha provato una “impennata” di vendite a bordo “anche superiori al triplo”. La Corte ha, inoltre, accolto la tesi della società secondo cui laddove il fatto fosse stato accertato, ma il giudice riscontrasse vizi procedurali nell’applicazione della sanzione disciplinare ai lavoratori sarebbe spettato semplicemente un risarcimento, così come stabilito dalla riforma Fornero e come riconosciuto dal giudice parallelamente all’estinzione del rapporto di lavoro.