“Nelle settimane successive alla strage, qualcuno inviò un plico anonimo alla Procura in cui vi era disegnato un soggetto che raffigurava Scarantino. Nella lettera si parlava di lui come coinvolto nella strage. Ho delle mie idee su chi abbia inviato quel plico, ma non posso dirlo in questa sede. Non ne parlai con il dottor La Barbera, probabilmente con qualcuno della Squadra mobile”.

Così il procuratore aggiunto di Catania, Carmelo Petralia, sentito come teste nel corso dell’udienza sul depistaggio nella strage di via D’Amelio, ha risposto all’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino e dei figli della sorella Adele.

“Appresi – ha aggiunto – che c’era stato un acceso diverbio sfociato in vie di fatto tra i due, ma sulle precise cause non ebbi precisazioni né da uno né dall’altro. Il fatto sembrava essere rientrato e quindi non ci interessava approfondirlo”, ha spiegato in merito al litigio tra l’ex falso collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino e Mario Bo, poliziotto oggi imputato nel processo insieme ai colleghi Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo.

Bo e Scarantino litigarono durante il periodo di permanenza di quest’ultimo a San Bartolomeo a Mare.

I tre poliziotti sono accusati di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa nostra, secondo l’accusa avrebbero convinto Scarantino a testimoniare il falso.