“La strage costata la vita al giudice Borsellino fu “un tragico delitto di mafia dovuto a una ben precisa strategia del terrore adottata da Cosa nostra. Ogni tentativo della difesa di attribuire una diversa paternità a tale insana scelta di morte non può trovare accoglimento”.

Lo scrive la corte d’appello di Caltanissetta nelle motivazioni della sentenza con cui ha condannato per l’attentato i boss Madonia e Tutino a i falsi pentiti Andriotta e Pulci. Tutt’al più, secondo i giudici, le prove raccolte potrebbero indurre a credere alla partecipazione anche di “altri soggetti o gruppi di potere interessati alla eliminazione del magistrato”. Ciò non esclude però la matrice mafiosa della strage.

La ricostruzione della strage di via D’Amelio resta un “mosaico che nel suo complesso continua a rimanere in ombra in alcune sue parti”. Lo scrivono i giudici.

I giudici elencano i tanti aspetti oscuri della vicenda: dalla “scomparsa dell’agenda rossa e della ricomparsa della borsa del
magistrato in circostanze non chiarite nella stanza dell’ex capo della Mobile Arnaldo La Barbera, alla presenza di uomini
sconosciuti sulla scena del delitto e nell’immediatezza dello stesso” e di una persona estranea a Cosa nostra mentre veniva
imbottita di tritolo la 126 usata per l’attentato.

E ancora l’incontro di Borsellino con l’ex numero due del Sisde Bruno Contrada, poi condannato per concorso in associazione mafiosa, durante l’interrogatorio del pentito Gaspare Mutolo, e le vicende legate ai falsi pentiti come Andriotta, Pulci e Scarantino.

(fonte Ansa)