Avrebbe ottenuto il riconoscimento dell’indennizzo in favore di decine di suoi assistiti con sentenze del Tribunale del lavoro in cause per irregolare licenziamento da una partecipata a un Ente pubblico, ma ne avrebbe consegnato ai clienti una parte e in alcuni casi l’avrebbe trattenuto tutto per se.

E’ l’accusa contestata dalla Procura etnea all’avvocato Fabio Gaetano Cavallaro, di 51 anni, che è stato rinviato a giudizio dal Gup Pietro Antonio Currò per truffa aggravata e autoriciclaggio. La prima udienza del processo si terrà il 4 giugno prossimo davanti la quarta sezione penale del Tribunale di Catania. Nel procedimento si sono costituite parti civili 11 delle 32 parti lese, con gli avvocati Maria Lucia D’Anna, Giorgia Giuffrida e Maria Caltabiano. Secondo l’accusa per ‘nascondere’ i soldi facendone perdere le tracce li depositava in conti non riconducibili al professionista, ma a familiari, o li investiva nel mercato finanziario.

Per le ‘movimentazioni’ bancarie effettuate la Guardia di finanza, che ha indagato, gli aveva sequestrato beni per 750mila euro, ma il provvedimento è stato annullato dal Tribunale del riesame e il ricorso della Procura è stato rigettato dalla Corte di Cassazione. “Affronteremo il processo – ha commentato il suo legale, l’avvocato Dario Pastore – con la massima serenità e nell’assoluta convinzione di dimostrare l’estraneità del mio assistito che ha diligentemente e scrupolosamente adempiuto ai suoi doveri di difensore”.