L’eruzione dell’Etna non ferma soltanto gli aerei. Ferma le persone, i loro programmi, i loro portafogli. La storia di Claudia, turista rientrata da una vacanza a Siracusa, racconta – nella sua versione, che resta l’unica fonte di questa ricostruzione – cosa significhi restare bloccati in Sicilia in questi giorni di caos aereo.

Il volo che non c’è più

Il volo Ita Airways delle 15.25 da Catania dell’altro ieri sera esisteva ancora. Poi, alle 21.30, la mail: cancellato. Al suo posto, racconta Claudia, un volo sostitutivo da Palermo alle 15.55 dello stesso giorno, con una clausola che l’ha lasciata senza parole: il trasferimento da Catania a Palermo se lo doveva organizzare lei.

La caccia a un posto che non esiste

Da quel momento, riferisce Claudia, è iniziata una notte di ricerche. Treni per Palermo esauriti. Flixbus, Interbus, Sais: nessun posto disponibile, su nessun orario, secondo quanto verificato personalmente dalla passeggera. La Regione siciliana, nel frattempo, comunicava di aver attivato bus sostitutivi e treni aggiuntivi. Ma di quei mezzi, denuncia Claudia,  non c’è traccia: “non c’è un numero verde, non c’è un link a cui accedere per sapere di questi bus o treni disponibili”.

Il call center che non risponde

Il call center di Ita, racconta Claudia, era chiuso la sera. Il giorno dopo, tra le 9.30 e le 10, linee sempre occupate. Solo alle 7 del mattino successivo è riuscita a parlare con un operatore, che le avrebbe comunicato che per quel giorno non c’erano alternative, né da Palermo, né da Trapani, né da Comiso, e che le prime soluzioni utili sarebbero arrivate solo dal 15 agosto.

“Ita mi ha detto che non erano tenuti a programmare il trasporto su Palermo, che doveva provvedere l’aeroporto o la Regione, oppure noi autonomamente”.

In aeroporto, il vuoto

Convinta che qualcosa si potesse fare sul posto, Claudia si è presentata comunque a Fontanarossa. L’assistenza in aeroporto, riferisce, le ha suggerito taxi, auto a noleggio, autobus di linea. Alla domanda sui bus regionali annunciati dalla stampa, la risposta – sempre secondo il suo racconto – è stata che “non ce ne erano”

Al banco Ita, stessa musica, denuncia Claudia: nessun obbligo di fornire un mezzo per la riprotezione su un altro scalo, mentre il personale “stava lì a chiacchierare tranquillamente”.

Tra taxi d’oro e treni fantasma

Restava la stazione degli autobus: tutti pieni, fino a mezzanotte inoltrata, racconta Claudia. Solo due low cost, Wizz Air e Ryanair, avrebbero organizzato pullman privati per i propri passeggeri diretti a Palermo. I taxi, riuniti in gruppo secondo la sua testimonianza, chiedevano “700 euro” in contanti per la corsa. Le auto a noleggio non scendevano sotto i “600 euro”. E i treni aggiuntivi annunciati dalla Regione, sostiene Claudia, semplicemente non c’erano.

La via più lunga per tornare a casa

Alla fine, l’unica soluzione trovata da Claudia è stata un pullman fino a Messina, l’attraversamento a piedi dello Stretto in traghetto, e un treno da Villa San Giovanni per Roma. Un viaggio lungo, faticoso e interamente a proprie spese, per coprire una tratta che in aereo sarebbe durata poco più di un’ora.

Cosa dice la Regione

Sul fronte istituzionale, la Regione siciliana rivendica un rafforzamento dei collegamenti su gomma verso gli scali siciliani coinvolti dall’emergenza cenere. Nel dettaglio, l’assessorato alle Infrastrutture indica un potenziamento della linea Palermo Stazione-Catania Centro, con fermata all’aeroporto di Catania, gestita dal Consorzio Cosmo Nord, portata fino a 20 corse giornaliere nei due sensi. Sulla tratta Catania-Comiso, gestita da Cosmo Est, le corse salirebbero fino a 12 per senso di marcia. Potenziati anche i collegamenti Palermo-Siracusa (10 corse giornaliere, Cosmo Nord), Trapani-Palermo (fino a 24 corse, Cosmo Nord) e Palermo-Agrigento, con le 24 linee giornaliere che effettuano fermata a Punta Raisi. A questi si aggiungerebbero servizi di bus a chiamata per il personale aeroportuale di Comiso, Palermo e Trapani, garantiti da Cosmo Nord, Cosmo Est, Cosmo Sud e Ast.