I funzionari erano sicuri. Nel centro dell’Anas a in via Basilicata a Misterbianco si sentivano in una botte di ferro. Si facevano portati i soldi in busta. Non li toccavano, nessuna impronta.

Parlavano in modo spavaldo come se fossero intoccabili. Riccardo Contino, Giuseppe Panzica e Giuseppe Romano, in base alla prime ammissioni fatte ai magistrati, da mesi che prendevano soldi per non controllare i lavori e fare in modo che le aziende non rispettassero il capitolato d’appalto.

Appalti al ribasso che grazie ai controlli compiacenti riuscivano a risparmiare nei materiali. “Qui ce la sucano tutti”, diceva Rosario Contino sindacalista all’interno dell’Anas e responsabile delle manutenzioni e esperto della prevenzione.

“Tu entri nel negozio e fai una rapina… tu sei dentro il negozio e stai facendo la rapina, entrano i Carabinieri come ti arrestano? La pistola nelle mani, giusto? Questo qui non c’è… come te li devono trovare qui i Carabinieri? Bene o male, se ti cercano i soldi, li trovano… impresa vana; Qui ce la sucano a tutti. Tutto quello che sentono al telefono, parlano le imprese tra loro o parlano con te e possono capire ne… alla fine ci vuole il riscontro… il riscontro dove lo trovano… o ti controllano il lavoro. Scusa o ti controllano il lavoro e vedono che l’impresa sta facendo cose diverse dì quello del capitolato… anche di… anche di, devono riscontrare… che dietro quella manovra di lavoro non fatti c’è un compenso a monte quindi fino a quando non ti trovano quei soldi in tasca o ti trovano i soldi a casa ne è … te la possono sucare. Danno adito… però, però in un contesto allor quando fanno una perquisizione a casa e ti trovano le mazzette con i soldi. Se ti trovano le mazzette con i soldi”.

In tanti tremano all’Anas in questi giorni da quando c’è stato il blitz di martedì. Contino, Panzica e Romano parlavano con tanti e dalle intercettazioni emerge chiaramente che tanti sapevano.

“E’ solo l’inizio”, ha detto il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro. I pm della procura di Catania con gli uomini della Guardia di Finanza sono anni che seguono i lavori delle autostrade siciliane. Cantieri sempre aperti e lavori fatti non a regola d’arte.

In quest’ultimo caso i tre avrebbero preso una tangente da ventimila euro ad agosto. L’ultima di 10 mila euro giovedì da dividere in 3.

Le mazzette le volevano direttamente in ufficio e pretendevano che l’imprenditore che pagava le mettesse al sicuro dentro un armadietto. Le banconote non volevano toccarle per non lasciare impronte.

Le precauzioni dei tre dipendenti corrotti sono valse a poco. Anzi a nulla. Perché, mentre loro predisponevano gli accorgimenti per evitare di essere scoperti, i finanzieri registravano ogni mossa con una telecamera nascosta nel loro ufficio.

E così, quando il 13 settembre l’imprenditore nisseno che aveva già pagato ventimila euro di tangenti ha mostrato disappunto di fronte alla pretesa di trovarne altri dieci e assicurava che avrebbe provveduto prelevando un paio di migliaia di euro al giorno per non destare sospetti in banca, hanno organizzato nei dettagli il blitz.

Martedì, proprio mentre avveniva la consegna e la spartizione in tre quote dei diecimila euro. Arresti in flagrante.
In manette sono finiti due geometri, Riccardo Carmelo Contino, 51 anni, capo centro manutenzione, e Giuseppe Panzica, 49 anni, funzionario addetto alla manutenzione, e l’ingegnere Giuseppe Romano, responsabile unico del procedimento che riguarda la riqualificazione di un tratto della strada statale 114 tra Siracusa e Villasmundo: costo dell’opera 500mila euro ( l’appalto iniziale era di 800mila, assegnato con ampio ribasso).

Con le manette ai polsi, inchiodati dalle immagini che ritraggono l’imprenditore che mette i soldi nell’armadietto e la successiva spartizione tra Contino e Panzica, non prima di avere chiuso a chiave la porta dell’ufficio per evitare eventuali ingressi scomodi, tutti e tre hanno ammesso.

Romano è stato più esplicito. Ha detto di avere buttato i soldi dal finestrino e a casa nel garage ha fatto trovare altri soldi delle tangenti nascoste in una latta.

I tre garantivano i loro guadagni extra favorendo gli imprenditori a discapito della sicurezza e della bontà delle manutenzioni.

I favori agli imprenditori riguardavano appalti e subappalti su strade della Sicilia orientale che venivano riqualificate al di sotto dello standard previsto dalla legge.

Il risparmio intorno al 20 per cento finiva diviso tra l’imprenditore (due terzi) e i funzionari corrotti ( un terzo) che chiudevano gli occhi sulle verifiche dei lavori realizzati e si spendevano sullo stato di avanzamento lavori.

Mettendo a rischio anche la sicurezza degli automobilisti, come ha spiegato il procuratore Carmelo Zuccaro parlando di un “nocumento per le casse dello Stato, per gli utenti e per la sicurezza stradale”.