C’è una nave italiana bloccata al porto di Rjieka, in Croazia. Si tratta della “Giuseppe Franza” del gruppo siciliano Caronte & Tourist. L’imbarcazione è ferma da una settimana davanti allo scalo portuale della città croata, bloccata da alcune complesse pratiche burocratiche.

“Continuano i problemi, siamo in balia della burocrazia e della ostinazione delle autorità locali di Rjieka”, afferma Sergio La Cava manager e responsabile della nuova linea di trasporto tra le isole croate. La nave italiana una settimana fa è stata costretta a fermarsi alla rada di Fiume perché le autorità locali non autorizzavano l’entrata in porto, nulla osta rilasciato dopo l’intervento delle autorità diplomatiche italiane.

“Ma purtroppo questa via crucis non è finita – continua Sergio La Cava – perché a frapporre ostacoli alla linea di navigazione, seppur autorizzata dal ministero croato, sono le istituzioni locali. Ritardano a darci il permesso di cabotaggio, nonostante sono mesi che abbiamo inviato i documenti necessari in regola e addirittura ieri come ultimo ‘paletto’ – ricostruisce – ci hanno imposto di reperire immediatamente un comandante croato, che per imbarcare sulla ‘bandiera italiana’ ha bisogno di un certificato speciale. Nonostante tutte queste difficoltà – sottolinea La Cava – il sottoscritto con il prezioso contributo dell’ ambasciata italiana di Zagabria è riuscito a trovare il comandante e in tutta fretta spedirlo a 200 km da Fiume per ottenere questo certificato”.

Questa mattina, ha fatto sapere il manager della Caronte & Tourist, con il comandante munito di tutti i titoli è stato fatto l’imbarco sul ruolo della nave e prontamente inviato al ministero croato come da loro ultimissima richiesta. Il ministero però non ha rilasciato il permesso al cabotaggio dando così a autorità portuali e capitaneria di porto locali la scusa per non autorizzare le prove di ormeggio che sono propedeutiche all’ inizio della linea, contravvenendo a tutte le regole comunitarie.

“La società Caronte & tourist – conclude La Cava – dichiara che non lascerà in nessun modo il porto di Rjieka sino a quando le regole comunitarie non saranno fatte rispettare anche con il contributo del nostro governo. Non si escludiamo clamorose forme di protesta”.