Finisce nell’occhio del ciclone il centro di cardiochirurgia pediatrica Sirina San Vincenzo di Taormina. Dopo anni trascorsi a cercare di evitarne la chiusura all’improvviso il centro è al centro di un presunto caso di malasanità che riguarda un bambino di tre anni affetto da scompenso cardiorespiratorio e una cardiopatia congenita con insufficienza mitralica e successivamente anche da miocardite stando alle cartelle mediche così come raccontate dalla famiglia.

La vicenda durata quasi un anno

La vicenda è complessa e dura da quasi un anno Inizia a Catania  ad aprile dello scorso anno quando la famiglia si presenta in ospedale per le difficoltà respiratorie del piccolo. La diagnosi è abbastanza veloce  e in meno di 24 ore il bambino viene trasferito a Taormina per un intervento al cuore.

Dieci mesi di ricovero post operatorio

L’intervento avviene nei primi giorni di aprile dello scorso anno ma il piccolo non lascerà più l’ospedale San Vincenzo. La degenza si prolunga ben oltre i normali tempi di recupero dopo un intervento al cuore. Dopo ben  10 mesi di recupero, lo scorso 17 febbraio, una settimana fa, il bambino viene dichiarato morto.

La famiglia non si arrende e presenta un esposto alla Procura di Messina e nomina un avvocato per seguire la procedura. Si tratta dall’avvocato Antonio Cozza del foro di Perugia ma noto in Sicilia per aver seguito altri casi di presunta malasanità negli ospedali siciliani.

15 iscritti nel registro degli indagati

Dopo un primo passaggio informativo la Procura di Messina ha deciso di aprire una inchiesta formale. Nel registro degli indagati, scrive adesso l’agenzia di stampa Ansa, sarebbero stati iscritti a vario titolo di reato oltre 15 sanitari che hanno operato e curato il bambino durante questi 10 mesi di degenza.

Il primo passo dell’inchiesta sarà lo svolgimento dell’autopsia per la quale verrà conferito l’incarico a un medico legale nei prossimi giorni. L’iscrizione nel registro degli indagati dei sanitari è un atto dovuto per permettere loro di nominare un perito di parte che assista all’autopsia. L’esame dovrà chiarire  se la morte sia da ricondurre esclusivamente alla malformazione, come sostiene il personale medico, o se si sarebbe potuto fare altro per salvarlo. O ancora se nel percorso operatorio e post operatorio siano stati commessi errori medici.