Inaugurata ieri la nuova sezione della mostra sulla storia dell’archeologia subacquea in Sicilia allestita a Palazzo Ciampoli di Taormina dal Parco Archeologico Naxos Taormina.

Sarà visitabile fino al 12 gennaio ed arricchirà l’offerta culturale di Taormina. Il taglio del nastro della nuova sezione ha presentato al pubblico l’arrivo dei reperti in prestito dal MuMe (Museo Interdisciplinare Regionale) e dalla Soprintendenza di Messina, rappresentata da Giusy Zevattieri. Era presente anche l’avv. Graziella Longo, assessore del Comune di Taormina.

Al primo piano dello storico edificio, insieme al rostro delle Egadi e all’elmo di tipo Montefortnio, sono da oggi esposti il grande Rostro di Acqualadroni e una raccolta di reperti provenienti dal relitto di Capo Rasocolmo, una nave da guerra affondata per un incendio, come documentano le analisi chimiche, intorno al 36 a.C. A bordo, non un carico commerciale, ma macine in pietra lavica che fungevano da zavorra; monete in bronzo e argento; una lamina in bronzo con una iscrizione (NP Magnus) forse collare di un marinaio o di uno schiavo; e alcuni elementi decorativi in bronzo a testa di palmipede (un cigno o forse un’anatra) probabilmente usati per reggere i cordami della nave e presenti in altre navi da guerra d’età romana. Insieme a questi reperti, in mostra anche uno spillone, ganci, anelli e pendenti.

Mentre il grande Rostro recuperato nel 2008 da Sebastiano Tusa, alla guida della Soprintendenza del Mare, ad Acqualadroni, sulla costa tirrenica di Messina, rappresenta un “unicum” nel suo genere: oltre alle dimensioni e al peso consistenti (circa 300 kg), a differenza di altri rostri, solitamente decorati con dee alate (come quello delle Egadi già in mostra) ed elementi floreali, presenta tre spade che formano un tridente. La presenza del legno, il fasciame della nave, nel Rostro di Acqualadroni ha consentito l’esame al radio carbonio per definire la datazione, fissata dagli studiosi intorno al II sec. a.C. ed è probabile che la nave si sia incagliata fra le secche di sabbia della baia tirrenica.

La mostra sull’Archeologia Subacquea e sulla Soprintendenza del Mare a Palazzo Ciampoli, che integra l’offerta culturale e di svago della città di Taormina durante il periodo natalizio, è scandita in più sezioni: una prima parte documentale dedicata ai pionieri “I pionieri dell’archeologia subacquea” – con foto d’epoca e documenti d’archivio sulle prime esplorazioni sottomarine degli anni Sessanta in Sicilia – e alla “Storia della Soprintendenza del Mare”, la best-practice siciliana nata dalla felice intuizione dell’archeologo Sebastiano Tusa e da pochissimo replicata a carattere nazionale dal MIBAC: un ente che, oltre a fare scuola nel proprio settore a livello nazionale e internazionale, in quindici anni di attività ha contribuito in maniera significativa a definire procedure e criteri per il recupero e la valorizzazione del patrimonio sommerso del Mediterraneo, culla della civiltà europea; infine l’esposizione di numerosi reperti provenienti da relitti sommersi nella acque della Sicilia.