Tre chilometri e mezzo di mare fra la Calabria e la Sicilia. Francesco Andreuccetti li ha nuotati tutti, e ha diciassette anni.

Convive con il diabete di tipo 1. La traversata dello Stretto di Messina, per lui, era anche un modo di dimostrare qualcosa.

Chi è Francesco

Il ragazzo è di Lucca. Lo segue la struttura di Diabetologia di Lucca e Valle del Serchio, che fa capo all’Azienda Usl Toscana nord ovest.

Ha attraversato lo Stretto partendo dalla sponda calabrese e arrivando su quella siciliana.

Dietro quel risultato non c’è soltanto la giornata di oggi. Ci sono mesi di preparazione e allenamento. E il sostegno della famiglia e dell’équipe diabetologica.

Cosa rende possibile una prova simile

C’è un passaggio che merita attenzione, perché spiega come si arriva a un traguardo del genere.

Chi ha seguito il percorso indica quattro elementi. I progressi della terapia insulinica. Quelli della tecnologia. L’educazione terapeutica. E la capacità di gestire in modo consapevole e sicuro la propria attività fisica.

Non è il racconto di qualcuno che ha ignorato la propria condizione. È quello di chi ha imparato a governarla, fino a potersi permettere una prova impegnativa.

“Il diabete non definisce i limiti di una persona”

Alla vigilia della partenza si erano espressi i professionisti della Diabetologia di Lucca e i rappresentanti dell’Associazione Lucchese Diabetici:“Per Francesco la Traversata dello Stretto non è soltanto una prova sportiva, ma la dimostrazione del superamento di limiti, paure e pregiudizi: il diabete non definisce i limiti di una persona”.

Una squadra sola in acqua

L’impresa di Francesco si inserisce in un’iniziativa collettiva.

È la terza edizione della traversata dello Stretto promossa dall’Associazione medici diabetologi. Quest’anno si intitola “Oltre lo Stretto con il diabete: le sfide si affrontano insieme”.

In acqua si sono tuffati insieme persone con diabete, medici diabetologi e sostenitori della diabetologia. Un’unica squadra.

L’obiettivo è promuovere una corretta informazione sul peso dell’attività fisica nella gestione della malattia.

La presentazione si è svolta alla Fondazione Horcynus Orca di Punta Faro. Subito dopo i partecipanti sono entrati in mare.

Sfida, mito e stigma

Attorno a queste tre parole ruota l’intero progetto. A spiegarle è Giuseppina Russo, presidentessa dell’Associazione medici diabetologi. È anche docente di Medicina interna all’ateneo di Messina: “Lo Stretto rappresenta una sfida e non parlo soltanto di una sfida agonistica: ma di quella al diabete, alle difficoltà della vita quotidiana di chi convive con questa condizione. È una sfida impegnativa, ma che si può affrontare”.

Sul secondo punto la presidentessa chiama in causa le acque in cui si nuota: “C’è poi un aspetto che mi sta molto a cuore, quello mitologico: queste acque, cariche dei miti di Scilla, Cariddi e Colapesce, non fanno da cornice a una semplice manifestazione sportiva, ma a qualcosa di più profondo, che richiama la forza di chi si mette alla prova di fronte all’ignoto”.

Il terzo punto è quello su cui insiste di più: “Infine, c’è il tema dello stigma: avere il diabete non significa essere esclusi da nulla. Dobbiamo combattere lo stigma personale, quello che ciascuno di noi rischia di imporsi per paura della malattia, e lo stigma sociale, legato all’idea sbagliata che avere il diabete equivalga a essere deboli”.

Il docufilm

La novità di questa edizione riguarda il racconto.

Durante la traversata sono state girate immagini e raccolte testimonianze dei partecipanti. Il materiale confluirà in un documentario.

Il filo del lavoro sono proprio le tre parole indicate dalla presidentessa. E il significato che l’attraversamento dello Stretto assume per chi convive ogni giorno con il diabete.

Chi ha dato il patrocinio

L’iniziativa ha raccolto il sostegno di istituzioni locali e nazionali.

Hanno concesso il patrocinio il Comune di Messina, l’università e il Policlinico della città.

Sul fronte scientifico e associativo ci sono la Federazione delle società diabetologiche italiane e Diabete Italia. Più la sezione locale dell’Aias e la regione europea della Federazione internazionale del diabete.

Foto: MeteoWeb.