Oggi, 23 luglio, la Camera dei Deputati ha dato il via libera all’unanimità, con 254 voti favorevoli, a una proposta di legge destinata a cambiare il rapporto tra cittadini e banche in Italia. Il testo unificato delle proposte AC 1091 e AC 1240, noto come proposta Romano-Bagnai, introduce un’unica norma nel Codice Civile che garantisce a ogni cittadino il diritto di aprire un conto corrente presso una banca, salvo limitazioni legate alla normativa antiriciclaggio e antiterrorismo.

Inoltre, il provvedimento vieta alle banche di recedere dai contratti di conto corrente, a tempo determinato o indeterminato, quando i saldi sono in attivo, a meno che non sussistano gravi motivi legati a riciclaggio o terrorismo. La proposta, che ora passa al Senato per l’approvazione definitiva, rappresenta una risposta diretta alle difficoltà incontrate da molti cittadini, che si sono visti chiudere i conti senza spiegazioni, pur avendo saldi positivi.

Un iter legislativo lungo e complesso

Come sottolineato dalla deputata di Forza Italia Paola Boscaini, il percorso di questa norma è stato tutt’altro che breve: “Ha avuto un iter molto lungo, 1987 giorni, perché è iniziato già nella scorsa legislatura al Senato ed oggi è approdata alla Camera”. Questo lungo viaggio riflette l’importanza del provvedimento, che affronta un problema sentito da milioni di italiani. In un Paese che, secondo i dati della Federazione Autonoma Bancari Italiani (Fabi), conta 48 milioni di conti correnti, con un aumento del 13% rispetto al 2019, la chiusura unilaterale dei conti da parte delle banche ha spesso lasciato i correntisti in una posizione di vulnerabilità. La relazione che accompagna il testo evidenzia come, in caso di recesso, le banche consegnino ai clienti un assegno circolare, uno strumento che richiede un conto corrente per essere incassato o utilizzato, creando un circolo vizioso per chi si trova escluso dal sistema bancario a causa di segnalazioni interbancarie.

Un diritto per tutti, con paletti chiari

La nuova norma stabilisce che “fermo restando l’obbligo di osservare le disposizioni nazionali ed europee in materia di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, la banca non può in alcun caso esimersi dalla stipula di un contratto di conto corrente con chiunque lo richieda”. In caso di rifiuto, motivato esclusivamente da questioni legate a normative antiriciclaggio o antiterrorismo, la banca è tenuta a comunicare la decisione per iscritto entro dieci giorni dalla richiesta. Inoltre, il provvedimento abroga la possibilità per le banche di recedere senza preavviso dai contratti per “giustificato motivo”, una clausola che, secondo il testo, veniva considerata vessatoria per i consumatori.

Le reazioni politiche: un consenso trasversale

L’approvazione unanime della proposta riflette un ampio consenso politico. Il vicepremier Matteo Salvini ha definito il provvedimento una “storica vittoria della Lega”, sottolineando il suo impatto sull’inclusione finanziaria. Fratelli d’Italia ha evidenziato come la norma colmi un vuoto normativo, mentre il Partito Democratico, che ha votato a favore, ha parlato di “un tassello” importante per il diritto di cittadinanza. Anche il Movimento 5 Stelle ha espresso soddisfazione, con la deputata Enrica Alifano che ha dichiarato: “Il testo va nella direzione di riequilibrare i rapporti tra correntisti e banche: solo in virtù di un contrasto alle norme stabilite dal legislatore in materia di riciclaggio o di lotta al terrorismo, sarà possibile negare l’apertura di un conto corrente o chiudere lo stesso nonostante vi sia un attivo”. Tuttavia, Alifano ha sollevato alcune critiche, auspicando un’estensione della disciplina ad altri soggetti finanziari e chiedendo maggiore chiarezza sulle recenti operazioni di concentrazione nel settore bancario, con un riferimento indiretto ai risultati finanziari di Unicredit, che ha registrato un “attivo esorbitante” secondo recenti notizie.

Le preoccupazioni delle associazioni di categoria

Nonostante il consenso politico, la proposta non ha convinto tutti durante il suo iter. L’Associazione Bancaria Italiana (Abi) ha espresso perplessità, sostenendo che l’obbligo di aprire un conto corrente per chiunque lo richieda potrebbe evocare una funzione “pubblicistica” delle banche, in contrasto con il carattere imprenditoriale sancito dall’articolo 10 del Testo Unico Bancario. Anche la Banca d’Italia ha sollevato dubbi, richiamando l’attenzione sui “profili di compatibilità della proposta con alcuni principi dell’ordinamento europeo e costituzionale” e sui suoi potenziali effetti sulla solidità e stabilità del sistema finanziario, soprattutto in relazione alla normativa antiriciclaggio.

L’impatto sui consumatori e il monito del Codacons

Le associazioni dei consumatori hanno accolto favorevolmente il provvedimento, riconoscendone il potenziale per tutelare i risparmiatori. Tuttavia, il Codacons ha messo in guardia su un possibile effetto collaterale: l’aumento delle spese di gestione dei conti correnti. Secondo l’associazione, infatti, le banche potrebbero cercare di compensare i nuovi obblighi trasferendo i costi sui clienti, un rischio che merita attenzione mentre il testo si avvia verso il Senato.

Un equilibrio tra diritti e sicurezza

La proposta Romano-Bagnai si pone come un tentativo di rispondere a un problema concreto, garantendo che i cittadini non siano esclusi dal sistema finanziario senza giustificazioni valide. Allo stesso tempo, il testo mantiene un forte ancoraggio alle normative europee e nazionali in materia di antiriciclaggio e antiterrorismo, come evidenziato da Boscaini: “Sono state inserite delle norme che consentano di evitare che ci siano cittadini che usano questa norma per azioni malavitose o per azioni di antiriciclaggio e di terrorismo”.

Con l’approvazione alla Camera, il testo si appresta ora a essere esaminato dal Senato, dove potrebbe subire ulteriori modifiche prima di diventare legge.