“È presto per dire se l’incidente in Etiopia sia riconducibile a cause simili a quelle dell’aereo indonesiano caduto 5 mesi fa, ma questa per ora è una delle ipotesi principali“.

Lo afferma l’esperto di Sicurezza e Fattori Umani, Carlo Valbonesi, in merito all’incidente aereo in Etiopia, sottolineando il problema dei conflitti tra pilota e automatismi. “Per adesso gli unici dati a disposizione sull’incidente sono quelli riguardanti l’altitudine, la velocità rispetto al suolo, e la velocità verticale dell’aereo dal decollo fino a un paio di minuti prima dello schianto, riportati dal portale Flightradar24”, spiega Valbonesi, che lavora per una società di ricerca. “Proprio i dati relativi alla velocità verticale sembrano presentare delle anomalie, con una velocità fortemente instabile nei primissimi minuti dopo il decollo”, un dato che secondo l’esperto riporta delle “analogie con l’incidente di appena 5 mesi fa, quando un altro Boeing 737 Max che era decollato da Jakarta, in Indonesia, e che precipitò in mare tredici minuti dopo.

“Secondo i rapporti preliminari delle autorità indonesiane (sull’incidente di ottobre ndr) – sottolinea Valbonesi – ci sarebbe stata una lotta tra il pilota e uno dei sistemi di sicurezza automatici di bordo, installato per evitare stalli dell’aereo, soprattutto nelle fasi di decollo e atterraggio: per 26 volte in 10 minuti il sistema aveva autonomamente diretto la rotta dell’aereo verso il basso, costringendo il comandante a riportare su l’aereo manualmente. Questa ricostruzione evidenzierebbe un conflitto tra il pilota e i sistemi automatizzati di bordo”.

Nel frattempo un gruppo di paesi guidato dalla Cina ha messo a terra questi aerei mentre in Italia ne stanno per arrivare 20 nuovi