E’ già accaduto diverse volte e chissà quante altre accadrà. Abbiamo più volte visto in tv e sui social scene di violenza provenienti dalla scuola, ambiente dove, per definizione, si formano i cittadini di domani.

Non si parla qui solo del bullismo di studenti nei confronti di altri compagni, delle botte dei genitori ai professori, o dello scolaro che alza la sedia in aria in segno di sfida al prof di turno. La rete adesso insegna a fare di più, ovvero a picchiare i docenti.

“Don’t Whack Your Teacher” è il nome di un nuovo gioco on line nel quale a farla da padrone sono le angherie e i soprusi nei confronti di professori e maestri, già a partire dalla scuola primaria.

A denunciarlo è Alex Corlazzoli su Il Fatto Quotidiano. Sono stati i suoi studenti di quinta elementare a parlargli del gioco in rete, violento e diseducativo, nel quale le vittime sono proprio gli insegnanti.
Nel videogioco i ragazzi possono prendere, ad esempio, diversi oggetti per scaraventarli sull’insegnante, che può ricevere una pedata nel sedere capace di scaraventarlo fuori dalla finestra, o vedersi rovesciato addosso un vaso di api.

Violenze su violenze che insegnano, già da piccoli, a non rispettare l’autorevolezza di chi è tradizionalmente deputato a insegnare, insieme alle altre agenzie educative della società, concetti e valori.

Ci si chiede il motivo di tanta violenza e le domande sono più che legittime.
Possibile che i ragazzi vedano nei loro insegnanti soggetti dai quali difendersi mettendoli in qualche modo ‘a posto’?
Un gioco certo, forse uno scherzo, ma che non è troppo distante dalla realtà della scuola, dove sempre più numerosi sono i prof che insegnano in un clima di conflitto e scarsissima collaborazione.

Corlazzoli si chiede: “Perché tanto odio nei confronti della scuola? Degli insegnanti? Cosa non è funzionato in questi anni? E’ la scuola che non ha più saputo essere autorevole o siamo di fronte a una generazione che disprezza l’autorità? E’ la scuola che rifiuta i ragazzi al punto che quest’ultimi non vedono l’ora di ribellarsi ad essa? E’ una scuola che non ha saputo creare rapporti, relazioni sane o siamo di fronte a una generazione che volta le spalle a qualsiasi adulto?”