L’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi insieme a Francesco Compagna, ha terminato nel weekend una prima lettura degli atti e delle consulenze depositate dalla Procura di Pavia nell’inchiesta su Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. Sabato ha estratto copia della documentazione dal Tribunale di Milano. Rispondendo ai giornalisti fuori dal palazzo, ha espresso una valutazione complessiva senza mezze misure.
“Mastodontica ma deludente”: il giudizio sull’inchiesta bis
“Dalla lettura delle consulenze non emergono realmente elementi che possano sconfessare la sentenza passata in giudicato a carico di Stasi, proprio non vedo spazio per una revisione”.
L’impressione di Tizzoni è che l’inchiesta abbia un’impostazione problematica: “Non si può immaginare una revisione del processo togliendo quello che non piace e che non torna ma senza spiegarlo”. E ancora: “La Procura di Pavia si è accanita nel cercare di sconfessare quanto già stabilito nelle aule, ma lo avrebbe fatto anche in maniera abbastanza deludente perché, quello che leggo, è un lavoro che può sembrare mastodontico ma che non va a colpire i punti centrali della vicenda”.
La condanna di Stasi, ricorda Tizzoni, non è solo passata in giudicato in Cassazione: è “stata confermata più volte sia dalla Suprema Corte che dalla Corte europea dei diritti dell’uomo”.
La camminata liquidata in una paginetta
Il primo elemento concreto che Tizzoni contesta è il trattamento riservato alla “camminata“: “La famosa ‘camminata’ viene liquidata in una paginetta, non viene trattata minimamente dal Ris di Cagliari né dagli altri consulenti che dovevano confrontarsi semmai con la perizia Testi-Bitelli-Vitturari del 2014 e che, all’epoca, fecero una perizia geomatica, che non viene proprio considerata”.
La bicicletta nera: “È ancora lì negli atti, da sempre”
Il secondo punto è quello della bicicletta nera, presente in tutte le sentenze come mezzo usato dall’assassino per raggiungere la casa di Chiara: “È oggettivamente strano e non riesco a capacitarmene, di come sia uscita dalla scena la bicicletta nera, che per le sentenze, anche quelle di assoluzione per Stasi come il gup Vitelli nel 2009, è il mezzo con cui si è recato sulla scena del crimine l’assassino”.
Tizzoni precisa: “Sarebbe comprensibile se oggi il comando carabinieri di Moscova avesse individuato, faccio una battuta, un postino, un panettiere, un amico, chiunque, che fosse proprietario di quella bicicletta per poterla togliere dalla scena. Ma quella bicicletta è lì negli atti, da sempre”.
Le consulenze nel dettaglio: quattro fronti insufficienti
Tizzoni entra nel merito delle singole consulenze: “Né dalla consulenza medico-legale della dottoressa Cattaneo, né dalla consulenza di Dal Checco dal punto di vista informatico, né dalle consulenze del Ris per quanto riguarda la BPA”.
Su nessuno di questi fronti, secondo il legale, emergono elementi capaci di rimettere in discussione la sentenza definitiva.
L’unica eccezione: l’impronta 33, ma serve un perito terzo
L’unico elemento che Tizzoni ritiene ancora aperto è la traccia palmare 33: “L’unico tema che rimane, e a me dispiace veramente che rimanga da esplorare, è l’impronta 33. Il nostro dattiloscopista e, leggo negli atti, anche altri, hanno forti perplessità che abbia il numero di minuzie per essere attribuita non a Sempio ma a chicchessia”.
Sulla mancata verifica terza: “Avevo chiesto all’epoca di sottoporla in incidente probatorio e di farla verificare da un perito terzo. Era già in essere la perizia dattiloscopica assieme a quella sul dna e sarebbe stato economico, anche in termini di tempo e di costi, trattare la 33”.
La sorpresa sugli incontri tra Procura e difesa Stasi
Tizzoni dice di essere “un po’ sorpreso” della “mole di incontri e di interlocuzioni veramente molto frequenti” tra inquirenti, Procura di Pavia e “la difesa” di Alberto Stasi che emergerebbero dagli atti. Ma non ha approfondito il punto.
La risposta alle accuse di ostruzionismo
Rispondendo, infine, alle critiche secondo cui la famiglia Poggi si starebbe contrapponendo all’inchiesta: “La casa dei Poggi è sempre stata messa a disposizione, magari anche nell’occasione in cui hanno messo le famose cimici di cui abbiamo avuto riscontro sui giornali con le intercettazioni dei familiari. La collaborazione è sempre stata massima e doverosa”.
La famiglia, ha concuso Tizzoni, sarebbe “particolarmente dispiaciuta e demoralizzata nell’aver visto come questa inchiesta sia stata unidirezionale, volta sostanzialmente a sconfessare la responsabilità di Stasi”.






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