L’incoronazione arriva addirittura dal quotidiano londinese Times che l’ha inserita fra i venti personaggi che possono plasmare il mondo. Ma l’ascesa inarrestabile di Giorgia Meloni è certificata da mesi ormai, sondaggio dopo sondaggio, rilevazione dopo rilevazione. La sorpresa è ormai una conferma: la leader di Fratelli d’Italia è il capo politico che cresce più di tutti nel gradimento degli italiani. Tanto da “spaventare” il Movimento 5 Stelle ormai superato di almeno tre punti. Nei sondaggi appunto. Dove FdI sfiora l’11% delle preferenze contro lo scarsissimo 7 dei pentastellati. Il suo alleato di coalizione, Matteo Salvini, resiste poco sopra il 30 confermando certamente la sua leadership ma incassando qua e là qualche calo.

Un abisso di preferenze fra i due non c’è dubbio ma il balzo in avanti di Giorgia pare preoccupi Salvini e abbia gasato invece l’ex ragazza della Garbatella, il quartiere di Roma che le ha dato i natali. Gasato al punto che, ripetutamente nelle ultime settimane, ha messo in discussione l’inossidabile (ma forse non troppo) fronte del centrodestra.

Più volte Giorgia si è spinta in un aperto dissenso rispetto alle dichiarazioni del frontman della Lega: l’ultimissima non è una volta di poco conto. Nel silenzio totale del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio riguardo l’attacco col drone che gli Stati Uniti hanno lanciato, lo scorso 3 gennaio, all’aeroporto internazionale di Baghdad, per uccidere il generale iraniano Qasem Soleimani, è toccato a Giorgia Meloni controbattere al fervore sovranista di Matteo Salvini. Il quale, nientemeno, si è spinto al punto da chiamare a raccolta “le donne e gli uomini liberi che devono ringraziare Trump e la democrazia americana per aver eliminato uno degli uomini più pericolosi e spietati al mondo”. Risposta neanche troppo indiretta della Meloni: “Non servono le tifoserie da stadio”.

Pochi giorni prima, era stato il discorso di fine anno del presidente della Repubblica a dividerli con Salvini che ha definito i toni di Mattarella con aggettivi del tipo “mellifluo, incolore, insapore, indolore”. Per la patriottica Giorgia invece il monito del presidente Mattarella è stato “di alto profilo con obiettivi ambiziosi”.
Ma ancor prima, qualche settimana fa, l’altra pietra dello scandalo che ha agitato le acque nella coalizione era stata la sparata di Salvini che aveva proposto “un comitato di salvezza nazionale bipartisan”.
In questo caso, Giorgia non ha usato mezzi termini e bollato le dichiarazioni dell’alleato come “una proposta incomprensibile” per poi aggiungere: “Le nostre visioni sono totalmente divergenti…Credo che Salvini lanciando questo sasso nel campo di Agramante voleva soltanto togliersi l’etichetta di sfasciatutto”.
Se non è maretta come quella che anima le folle sparse del Movimento 5 Stelle ad un passo ormai dal precipizio, o come quelle che si vivono costantemente in area Pd-Italia Viva, poco ci manca.

Sembra più in verità una strategia: e il tempo ancora una volta è la carta vincente perché Giorgia, punticino dopo punticino, può suggellare la sua ascesa e certificare all’interno della coalizione il suo ruolo strategico. Non solo una stampella, insomma, ed esigere dal grande capo Salvini una considerazione che si trasformi in numeri di ministeri e peso dei ministeri – in prospettiva di governo – ben più consistenti di quanto Matteo sia disposto oggi a concedere.
L’ex ragazza della politica italiana cresce. E può creare più di qualche problema al capitano. Alla Garbatella – e non solo – pare sia un coro ormai: dajè Giorgè…