Dicono che i figli la vogliano fuori da Arcore. Che, per il loro veto, il cavaliere non la porti più con sé agli eventi pubblici. Ed in effetti Francesca Pascale, da quindici anni fedele compagna di Silvio Berlusconi non si vede da tempo al suo fianco nonostante le smentite del fondatore di Forza Italia. E però oggi – che è una sorta di 8 marzo anticipato a leggere la presenza femminile sui giornali (ahimè visto che il potere rimane fermamente in mano maschile) – Francesca si prende la scena con una intervista al Messaggero, replicata dal Gazzettino e dal Mattino per la copertura nazionale. E dice la sua: su Berlusconi e sulla sua leadership non replicabile, sul coraggio – che non ha – della sindaca di Roma, Virginia Raggi e sul suo prossimo impegno “politico”. Senza velleità elettive, per carità. A partire dal 22 gennaio prossimo – annuncia Francesca – inaugurerà “I colori della libertà”, la sua associazione per i diritti delle coppie Lgbt, schierandosi un po’ più a sinistra delle posizioni pur sempre liberali del suo dante causa. Ma non solo: la Pascale invita le donne coraggiose a seguirla. E fa i nomi: da Mara Carfagna, vicepresidente della Camera, data in imminente uscita da Forza Italia a Paola Concia, già deputata Pd, attivista dei diritti gay, oggi coordinatrice del comitato organizzatore Didacta Italia 2019, la fiera sul mondo della scuola. E ci mette pure il nome di Stefania Prestigiacomo, già ministro dell’Ambiente che con la Carfagna elegge a uniche esponenti politiche – guardando al passato – in grado di mettere nero su bianco alcune leggi importanti sul tema dei diritti delle persone.

E Berlusconi? Come ha preso questa sua decisione di “scendere in campo”?
“Ha piena fiducia in me e, da vero liberale qual è, mi ha dato la sua benedizione”, risponde Francesca.
Quali saranno gli effetti dell’annuncio e chissà dell’effettiva campagna dell’associazione della Pascale è difficile dirlo. Val la pena interrogarsi, invece, sui segnali che lancia, sui messaggi nascosti. Mara Carfagna, ad esempio. Citata come donna coraggiosa e in prima linea, la vicepresidente della Camera, un paio di sere fa era a cena ad Arcore (chissà se il tavolo era a tre?), ospite del cavaliere nel tentativo dichiarato di fargli digerire la sua prossima uscita da Forza Italia. Mara non riesce a sopportare le posizioni filo-salviniane (o saliviane, fate voi) che la creatura berlusconiana ha preso per rimanere attaccata al carrozzone del centrodestra unito. Una insofferenza che è culminata in occasione dell’astensione di Forza Italia al voto sulla commissione Segre.

D’altronde la Carfagna su questo tema ha scelto di cuore abbandonando le posizioni timide del Cavaliere preferendogli l’appartenenza del compagno Alessandro Ruben, già consigliere delle comunità ebraiche italiane e presidente, dal 2010, della sezione italiana dell’Anti-Defamation league, un’organizzazione non governativa internazionale ebraica con sede negli Stati Uniti.
Al cuore non si comanda, si sa.

La cena, dicono, non è andata bene: il presidente Berlusconi di dare la benedizione alla Carfagna e al suo nascente movimento politico fuori dall’egida forzista non ha intenzione. E allora? Perché la Pascale invece la “promuove”? Varrà a farla rientrare nella liberale benedizione berlusconiana? Staremo a vedere. D’altronde non si capisce perché Berlusconi attraverso la sua capogruppo alla Camera, Maria Stella Gelmini abbia ricucito lo strappo col governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti che ha creato Cambiamo! e invece alla Carfagna scelga di togliere il saluto. Che la mossa della Pascale sia un machiavellico uscire dalla porta e rientrare dalla finestra?

Il successo di Mara, certo, è ancorato – anche per lei – alla durata del governo Conte bis altrimenti non avrà il tempo di ancorare le adesioni alla sua creatura politica, anche se una ventina di deputati di Forza Italia la sostengono già e non pochi senatori. E in più la Carfagna è consapevole che la sua stessa boutade della suggestione di “Forza Italia Viva” lanciata ieri a Linkiesta Festival non abbia futuro. Non perché Matteo Renzi non la voglia nel suo gruppo, tutt’altro; ma perché la vicepresidente della Camera sa bene che del senatore fiorentino non c’è da fidarsi, in grado di scaricarla come un gatto in tangenziale alla prima occasione. D’altronde di lui, dell’ex premier, parla così pure Goffredo Bettini, consigliere politico di Zingaretti intervistato oggi su Repubblica: “Renzi ha molto talento ma è attratto dalle mosse a effetto, immediate, scaltre e spregiudicate…”.
Un bandolo non c’è, la matassa invece è bella fitta.