L’ondata di gelo artico che ha colpito l’Italia in questi giorni, portando neve in pianura e lungo parte della Costa Adriatica, sta facendo ammalare più persone.
La percezione è diffusa: freddo intenso uguale influenza. I dati raccontano però una realtà più articolata.

Secondo le rilevazioni ufficiali, il brusco abbassamento delle temperature ha favorito un aumento delle malattie tipiche del periodo invernale, soprattutto le infezioni respiratorie. Non si osserva però, almeno per ora, un vero e proprio picco influenzale.

I numeri parlano chiaro. L’influenza stagionale ha già messo a letto circa 6 milioni di italiani, secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità. Un dato importante, in linea con le stagioni influenzali più intense, ma che non consente ancora di affermare che il picco massimo sia stato raggiunto.

Il freddo, di per sé, non è la causa diretta dell’influenza. A incidere davvero è lo sbalzo termico continuo a cui l’organismo viene sottoposto in questi giorni.

Perché il freddo favorisce virus e batteri?

Il rapido passaggio da temperature rigide all’esterno ad ambienti riscaldati altera le difese naturali delle vie respiratorie. Le mucose diventano meno efficienti nel bloccare virus e batteri, facilitando l’ingresso degli agenti infettivi.

Il fenomeno riguarda soprattutto:

  • naso
  • gola
  • bronchi

In queste condizioni, i virus trovano un terreno più favorevole per diffondersi. È uno dei motivi per cui l’inverno resta la stagione con la maggiore circolazione di patogeni respiratori.

I dati sull’influenza: perché il calo non convince?

“Nell’ultima settimana c’è stato un calo dei casi, probabilmente dovuto al fatto che nel periodo delle feste i dati arrivano meno. Le vacanze hanno fatto da incubatore, ma è con il rientro a scuola che aumenteranno le probabilità di infezione: aspettiamo ancora qualche giorno per capire se siamo arrivati al picco”.

Le parole sono di Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene Generale e Applicata presso l’Università di Milano, intervistato dal Corriere della Sera.

Il periodo delle festività natalizie rappresenta sempre un momento particolare per la raccolta dei dati sanitari. Molti accessi non vengono registrati con la stessa tempestività e i contagi avvenuti durante incontri familiari e viaggi emergono solo nei giorni successivi.

Il rientro a scuola è considerato uno dei passaggi più delicati. Le aule favoriscono la circolazione dei virus e possono determinare un aumento dei casi nelle settimane successive.

Chi si è già ammalato può ammalarsi di nuovo?

La domanda è comune e la risposta richiede una distinzione chiara. “Intanto bisogna capire se davvero abbiamo già avuto l’influenza. La si riconosce per tre aspetti: inizio brusco della febbre oltre i 38 gradi, presenza di almeno un sintomo respiratorio e di almeno un sintomo generale, per esempio i dolori muscolari e articolari”, ha spiegato l’esperto. Non tutte le sindromi influenzali sono influenza vera e propria. Molti episodi sono causati da altri virus respiratori che producono sintomi simili ma non identici. “Una volta avuto, un virus non può essere ripreso ma in circolazione attualmente ci sono 262 tra tipi e sottotipi”. Questo significa che, anche dopo un’infezione, è possibile ammalarsi di nuovo a causa di un patogeno diverso.

Quali virus stanno circolando oltre all’influenza?

Oltre al virus influenzale, nel periodo invernale circolano numerosi altri agenti infettivi. “Oltre al virus influenzale circolano numerosi altri patogeni, dagli adenovirus ai respiratori sinciziali, un po’ di Sars-Cov-2 ed enterovirus”. I sintomi possono variare molto. In alcuni casi sono presenti anche disturbi gastrointestinali, elemento che spesso genera confusione nella diagnosi. “Anche di influenza ce ne è più di un tipo, oltre a quella prevalente definita H3N2 con la variante K, che circola attualmente in Italia”, ha detto Pregliasco.  Questa pluralità di virus spiega perché l’inverno venga percepito come una stagione di malattia continua.

Quando è davvero necessario il Pronto Soccorso?

Il ricorso al Pronto Soccorso deve essere valutato con attenzione. Non tutte le febbri o le influenze richiedono un accesso ospedaliero.
“Il Pronto Soccorso è riservato a una situazione di febbre elevata che non si riesce a tenere a bada con i farmaci, aumento della frequenza cardiaca, difficoltà oggettiva di capacità respiratoria”. In presenza di questi sintomi, è possibile che si tratti di una polmonite, spesso di origine batterica. “È importante, invece, evitare di affollare i Pronto Soccorso se non si hanno problemi reali. Chi è vaccinato non dovrebbe avere problemi tali da correre in ospedale”.

Vaccino antinfluenzale: ha ancora senso farlo?

La domanda arriva ogni anno quando la stagione influenzale è già iniziata. “Forse è un po’ tardi, ma nessuno lo vieta, la protezione massima arriva 15 giorni dopo il vaccino. Ma se una persona è ad alto rischio può ancora valere la pena farlo. Consiglio sempre di consultare il proprio medico”. Il vaccino resta uno strumento di prevenzione fondamentale soprattutto per anziani, persone fragili e soggetti con patologie croniche.

Lo sapevi che…

  • Lo sbalzo termico incide più del freddo in sé
  • Le scuole sono tra i principali luoghi di diffusione
  • Non tutte le “influenze” sono influenza vera
  • Esistono centinaia di virus respiratori
  • La vaccinazione riduce il rischio di complicanze

FAQ – Domande frequenti

  • Il freddo provoca direttamente l’influenza?
No, facilita le condizioni che favoriscono i virus.
  • Perché ci si ammala più volte in inverno?
Perché circolano molti patogeni diversi.
  • Chi è vaccinato può ammalarsi?
Sì, ma di solito in forma più lieve.
  • La febbre alta è sempre influenza?
No, può avere diverse cause.
  • Meglio andare subito in ospedale?
Solo in presenza di sintomi gravi.