Sabato la convention dell’Udc a Fiuggi, domenica l’assise della Lega a Pontida. Dove sarà andato il presidente della regione Nello Musumeci, quel presidente che esattamente tre mesi fa, il 15 giugno scorso, aveva abbracciato la Lega parlando di una sorta di federazione del Sud che guardasse a Salvini?  Quel presidente che un anno prima a Pontida aveva parlato di Sud raccogliendo applausi e si era dovuto giustificare spiegando che la sua presenza era un gesto istituzionale e di cortesia.

Ti aspetteresti di rivederlo oggi a Pontida anche se il giorno prima era stato a Fiuggi. E invece il governatore torna a virare al centro tanto che sul suo profilo ufficiale c’è l’intervento fatto a Fiuggi e null’altro. Una politica che sembra sterzare di nuovo tornando a mettere a tacere le voci interne a Diventerà Bellissima che guardavano e guardano alla Lega e che lo avevano, per qualche tempo, quasi convinto.

“Il centrodestra è una necessità. E’ condannato a stare unito. La coalizione per chi ci crede è un valore per chi non ci crede è il male necessario. L’Italia è un paese moderato” ha detto sabato alla festa dell’Udc il presidente Nello Musumeci, intervenendo al dibattito dedicato all’Italia della ragionevolezza. Una frase che poteva essere di circostanza ma che a distanza di 48 ore assume tutto il suo peso politico: il ritorno a parlare di coalizione.

“Noi siamo consapevoli di essere protagonisti di una nuova stagione che deve ridare dignità ed autorevolezza alla politica, definendo il contenitore ma anche il contenuto” ha aggiunto. E adesso non sembra che si possa lasciare spazio a interpretazioni.

“Oggi tutto appare irragionevole perché se due forze politiche stanno assieme per un contratto di governo quella è sconfitta politica. E perché la politica non può essere irragionevole? Perché è razionalità, sacerdozio laico, servizio, arte del posssvibile, capacità di parlare alla gente, umiltà testimonianza”, ha rimarcato Musumeci.

“I giovani – ha commentato il governatore – oggi sono chiusi in un grande orfanotrofio della politica, non hanno più chi guardare. Il dilagare delle liste civiche è il termometro, il paradigma della crisi d’identità delle forze politiche”.

Passata l’abbuffata (politicamente parlando) della festa e delle bandiere al vento sembra proprio che da Palermo riparta la ricostruzione di un centro destra tradizionale come lo aveva ipotizzato già una volta Musumeci che può guidarne la ricostruzione tranquillizzando gli alleati allarmatisi a giugno e, perché no, anche quel Miccichè che proprio a Musumeci aveva lanciato la pietra in questo senso.