Il Presidente del Consiglio incaricato Carlo Cottarelli prepara la lista dei ministri per dar vita al ‘governo del presidente’. Un compito non complesso in questa fase visto che il mandato ottenuto di fatto è scevro dalle opinioni dei partiti su questo o quel nome. Il suo compito dovrebbe essere quello di traghettare il Paese verso le nuove elezioni facendo prima alcune cose urgenti come disinnescare l’aumento dell’Iva e completare la legge di bilancio e fare, forse, la riforma elettorale.

Non appena la lista dei ministri sarà pronta e presentata a Mattarella il vero scoglio sarà la fiducia davanti ai due rami del Parlamento. Un azzardo che rischia di fallire quello del Presidente della Repubblica che fino ad ora ne ha ricavato solo minacce personali e offese sulla rete e perfino una, seppur remota, pubblica richiesta di messa sotto accusa

I nomi che fin qui circolano sono quelli di professori, tecnici e burocrati. Sembra quasi una riedizione de governo Monti anche se naturalmente le persone sono altre. Cottarelli Premier potrebbe tenere per se l’economia a poi contare su Elisabetta Belloni ex capo unità di crisi della Farnesina, Francesco Paolo Tronca, Alessandro Pajno, Enrico Giovannini, Raffaele Cantone commissario anticorruzione, Enzo Maoavero Milanesi, Anna Maria Tarantola. Questi i nomi che circolano al momento. Di fatto sarebbe un governo di professori, magistrati, intellettuali di sinistra, davvero poco equilibrato e senza siciliani e nessuno sguardo rivolto a Sud.

Ma non si tratterà di un governo politico. Al Parlamento verrà chiesto di votarlo a scatola chiusa per senso di responsabilità nei confronti del Paese ed evitare l’impennata dello spread, l’aumento dell’IVA e così via. Una sorta di tranello politico perché se Cottarelli sarà votato nascerà un governo lontano dalle esigenze degli italiani tanto quanto il governo Monti e destinato a disastri analoghi. Se non sarà votato la campagna elettorale seguente di svolgerà con scambi di accuse. Da un lato chi urlerà al tradimento di Mattarella e del Pd e dall’altro chi additerà Lega e 5 stelle di  essere responsabili delle sofferenze economiche degli italiani dovute a spread e IVA

Ma la strada sembra segnata e il governo Cottarelli potrebbe nascere già morto. A conti fatti i no già pronunciati sono sufficienti a bocciare la fiducia. Alla Camera su 630 deputati servono 315 voti. 5 stelle (222), leghisti (124) e Fratelli d’Italia (32) ne somma già 378. Al Senato dove ne servono 158 i pentastellati (109) insieme ai leghisti (58) e a Fratelli d’Italia (18) ne contano 185. A questo punto è ininfluente la scelta che farà Forza Italia che attualmente è divisa al suo interno fra il sì e il no a Cottarelli. L’unico sì arriva dal Pd. E come potrebbe essere diverso…