Dal 1° febbraio chi non ha il green pass potrebbe correre il rischio di non potere più percepire il reddito di cittadinanza (RDC). Si tratta di una conseguenza indiretta degli obblighi derivanti dalla Legge di Bilancio, che ha apportato alcune modifiche all’accesso alla misura, e dall’ultimo decreto anti Covid-19, datato 7 gennaio.

Infatti, da un lato, chi vuole mantenere la possibilità di percepire il sussidio, deve recarsi una volta al mese nel centro per l’impiego di riferimento così da svolgere i colloqui.

Tuttavia, dal 1° febbraio, vige la regola che per recarsi in qualunque ufficio pubblico è necessario avere almeno il Green Pass Base, cioè quello che si ottiene tramite guarigione, vaccino o tampone con esito negativo.

Di conseguenza, per potere continuare a ricevere il reddito di cittadinanza, in teoria, è necessario almeno eseguire il tampone prima di recarsi al centro dell’impiego.

Da ricordare, poi, che dal 1° febbraio c’è anche l’obbligo vaccinale per gli over 50 e, al momento dell’ingresso nei centri per l’impiego, le autorità potrebbero controllare la sussistenza del requisito e, in caso contrario, fare scattare una multa da 100 euro.

Stando a quanto riportato da QuiFinanza.it, il RDC coinvolge circa 3 milioni di persone, di cui soltanto il 30% è ritenuto occupabile e, quindi, soggetto all’obbligo di presentarsi presso i centri per l’impiego. E si stima che i percettori del RDC senza il Green Pass siano almeno il 10%, ovvero circa 100mila beneficiari che, quindi, potrebbero rischiare di perdere il diritto a ricevere il sussidio, a meno che non decidano di vaccinarsi o di presentarsi ai colloqui ogni volta ‘tamponati’.