I furbetti del reddito di cittadinanza “vengono scoperti di volta in volta e questo dimostra l’attenzione dell’Inps, in collaborazione con Guardia di finanza e ispettori. C’è un’attenzione e oggi possiamo dire con ragionevole certezza che chi riceve il reddito ne ha veramente bisogno”. Parola del presidente dell’Inps Pasquale Tridico. Un discorso ottimistico anche dopo la scoperta dell’ennesimo caso di beneficiari del reddito di cittadinanza farlocco. Ieri a Castelvetrano è stata scoperta una donna che percepiva l’aiuto economico lavorando in nero in un ristorante. La donna ora,oltre alla denuncia dei carabinieri, dovrà dire addio al reddito di cittadinanza.

Ma non solo in Sicilia vengono scoperti i “furbetti” del reddito di cittadinanza. Quanto scoperto nei giorni scorsi in Sardegna ha fatto scattare il campanello. L’Ispettorato del Lavoro di Cagliari e Oristano ha infatti avviato nelle ultime settimane una serie di controlli mirati a intercettare le ipotesi di truffa aggravata poste in essere da soggetti percettori del reddito di cittadinanza che lavorano in nero. E sono già 8 i casi accertati.

Come aveva anticipato il vice premier Luigi Di Maio, rischia grosso chi cerca di truffare lo Stato aggirando i paletti del reddito di cittadinanza. La legge in questi casi è molto severa. Il lavoratore che percepisce il sussidio ma lavora in nero senza contratto, spiegano dall’Ispettorato del Lavoro, rischia la denuncia per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, oltre alla revoca del reddito di cittadinanza (con l’obbligo di restituire tutto quanto percepito). La condanna massima è di sei anni di carcere.

E a Salerno spunta un caso eclatante. Una donna ha ricevuto il reddito di cittadinanza ma la domanda è stata fatta a sua insaputa. Nella sua denuncia, la donna ha spiegato che lo scorso mese di febbraio aveva presentato la certificazione Isee per accedere al beneficio del pacco alimentare presso una chiesa. Il mese successivo aveva poi presentato domanda per beneficiare del reddito di cittadinanza. Dopo la prima erogazione, nel mese di aprile, aveva poi scoperto che l’Inps le aveva bloccato l’accredito per maggio 2019. Dopo aver contattato l’istituto previdenziale, la donna aveva scoperto che a suo nome risultavano dei dati Isee incongruenti con la sua posizione reddituale attuale. Inoltre, qualcun altro aveva presentato una certificazione a suo nome, usando i suoi dati, senza alcuna autorizzazione e in maniera illegale. Dopo essersi rivolta al suo patronato le è stato comunicato che probabilmente era stata vittima di una truffa ad opera di un altro Caf che le avrebbe sottratto i dati personali.