Oggi, venerdì 12 giugno, SpaceX ha fissato a 135 dollari per azione il prezzo della sua offerta pubblica iniziale, collocando 555,6 milioni di titoli per una raccolta complessiva di 75 miliardi di dollari. La società di Elon Musk debutta al Nasdaq con una capitalizzazione di mercato di 1.770 miliardi di dollari, polverizzando ogni precedente record nella storia delle quotazioni borsistiche. La diretta conseguenza: Musk è la prima persona al mondo a detenere un patrimonio netto superiore a mille miliardi di dollari.

Il sorpasso su Saudi Aramco: oltre 45 anni di storia dei mercati in una cifra

Il parametro di riferimento per qualsiasi IPO monumentale era, fino a ieri, Saudi Aramco. La compagnia petrolifera saudita aveva stabilito nel 2019 il record assoluto con una raccolta di oltre 29 miliardi di dollari. SpaceX ha incassato 75 miliardi: più del doppio, con un margine che rende il confronto quasi asimmetrico.

L’operazione è stata strutturata in modo inusuale rispetto alle pratiche di mercato standard. La quasi totalità delle aziende che si quotano in borsa lavora con banche d’investimento per stabilire una forchetta di prezzo orientativa, aggiusta il tiro in base alla domanda degli investitori istituzionali e fissa il prezzo definitivo solo alla vigilia del debutto. SpaceX ha, invece, stabilito autonomamente il prezzo di offerta in anticipo, senza passare per il tradizionale meccanismo di book-building. Una scelta che segnala, tra le altre cose, fiducia assoluta nella domanda.

Le azioni hanno cominciato a essere negoziate alle 15:30 per gli investitori istituzionali; il mercato retail ha avuto accesso ai titoli alcune ore dopo.

La struttura del controllo: voto privilegiato oltre l’80%

Dopo la quotazione, Elon Musk mantiene il controllo operativo di SpaceX attraverso azioni dotate di diritti di voto privilegiati. La quota dei diritti di voto in suo possesso supera l’80%, il che significa che nessuna delibera aziendale rilevante può essere approvata senza il suo consenso. Una governance concentrata che non è insolita per le grandi aziende tecnologiche (Tesla e Meta hanno strutture analoghe), ma che assume un peso specifico quando la capitalizzazione supera quella di quasi tutti gli Stati sovrani.

Il patrimonio netto di Musk oltre il trilione di dollari deriva dalla somma delle sue partecipazioni in SpaceX e in Tesla. Due asset che si valorizzano e si condizionano a vicenda, amplificando l’effetto di qualsiasi movimento di mercato.

I conti reali: 5 miliardi di perdite e 18 miliardi di ricavi

Qui emerge il dato che mette alla prova qualsiasi analisi convenzionale. Nel corso del 2025, SpaceX ha registrato una perdita netta di quasi 5 miliardi di dollari, a fronte di un fatturato di 18,67 miliardi. Non si tratta di un’azienda in difficoltà finanziaria: si tratta di un’azienda che brucia denaro deliberatamente per finanziare lo sviluppo di Starship, il razzo riutilizzabile di grande formato su cui si concentra gran parte delle ambizioni a lungo termine della società.

Starship: il buco nero che giustifica il multiplo

Come appena scritto, gran parte della spesa operativa del 2025 è stata destinata allo sviluppo di Starship, il vettore di lancio pesante concepito per missioni verso la Luna e Marte, ma anche per i lanci commerciali di nuova generazione. Il razzo è il motivo principale per cui la valutazione degli investitori si distacca così nettamente dai numeri contabili attuali: chi compra SpaceX oggi compra essenzialmente una scommessa sulla capacità di Starship di ridefinire i costi di accesso allo spazio.

Quello stesso vettore è al centro dei contratti con la NASA per il programma Artemis e di accordi commerciali per lanci satellitari. Se la curva di riduzione dei costi di lancio si materializza come previsto, la struttura dei ricavi di SpaceX potrebbe cambiare radicalmente nel giro di pochi anni. Se non si materializza, la valutazione attuale diventa difficile da sostenere.