Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha rivelato un pacchetto di nove misure decise per contrastare le operazioni militari israeliane a Gaza, tra cui un embargo sulle armi e restrizioni logistiche. Questa mossa mira a sostenere la popolazione palestinese e a perseguire i responsabili di presunte violazioni, scatenando una dura replica da parte di Israele che accusa Madrid di ostilità.

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha tenuto una dichiarazione istituzionale dal Palazzo della Moncloa, sede del governo, dove ha delineato le nuove politiche nei confronti di Israele. In un discorso di circa dieci minuti, Sánchez ha enfatizzato la necessità di agire contro ciò che ha definito un “genocidio a Gaza”, richiamando le statistiche: oltre 63.000 morti, 159.000 feriti, 250.000 persone a rischio di denutrizione acuta e 2 milioni di sfollati forzati. “Quello che fa Israele non è difendersi, è sterminare un popolo indifeso e violare le leggi del diritto umanitario”, ha dichiarato Sánchez, ricordando la sofferenza storica del popolo ebraico, inclusa l’Olocausto e le persecuzioni, e condannando al contempo il sequestro di ostaggi da parte di Hamas. Ha chiarito che proteggere un paese è una cosa, ma bombardare ospedali e causare la morte per fame di bambini innocenti è un’altra.

Le nove misure

Sánchez ha annunciato l’avvio immediato di nove azioni supplementari per fermare il “genocidio a Gaza“, perseguire i responsabili e sostenere la popolazione palestinese. La prima misura consiste nell’approvazione urgente di un decreto legge che consolida giuridicamente l’embargo sulle armi a Israele, applicato dalla Spagna dall’ottobre 2023. Questo stabilisce un divieto legale e permanente di acquistare, vendere armi, munizioni e attrezzature militari allo Stato ebraico. La seconda è il divieto di transito nei porti spagnoli per tutte le navi che trasportano combustibili destinati alle forze armate israeliane, estendendo un blocco già in vigore dallo scorso maggio per carichi di armi. La terza misura vieta l’ingresso nello spazio aereo spagnolo a tutti gli aerei di Stato che trasportano materiale di difesa destinato a Israele. La quarta preclude l’accesso al territorio spagnolo a tutte le persone che partecipano direttamente al genocidio, alla violazione dei diritti umani e ai crimini di guerra nella Striscia di Gaza, in linea con i mandati di arresto emessi dal Tribunale Penale Internazionale contro figure come Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant.

La quinta è il divieto di importazione di prodotti provenienti da insediamenti illegali a Gaza e in Cisgiordania, con l’obiettivo di contrastare le occupazioni, frenare lo sfollamento forzato della popolazione civile palestinese e mantenere viva la soluzione dei due Stati. La sesta limita i servizi consolari per i cittadini spagnoli residenti in questi insediamenti al minimo obbligatorio per legge. La settima rafforza il sostegno all’Autorità Palestinese (Anp) attraverso un aumento del personale nella Missione di assistenza alle frontiere dell’Unione Europea a Rafah e nuovi progetti di collaborazione nei settori dell’agricoltura, della sicurezza alimentare e dell’assistenza medica. L’ottava amplia il contributo all’Unrwa con 10 milioni di euro aggiuntivi per l’aiuto alla popolazione di Gaza. Infine, la nona prevede un aumento della dotazione per gli aiuti umanitari e la cooperazione a Gaza, raggiungendo i 150 milioni di euro entro il 2026.

La reazione di Israele

La risposta di Israele non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha accusato il governo spagnolo di perseguire una “linea anti-israeliana ostile, con una retorica selvaggia e piena di odio”. Sa’ar ha definito il tentativo del “corrotto governo Sánchez” di distogliere l’attenzione da gravi casi di corruzione attraverso “continui attacchi anti-israeliani e antisemiti” come evidente, citando legami con regimi come quello degli ayatollah in Iran e il governo di Maduro in Venezuela. Ha inoltre lamentato una “evidente mancanza di consapevolezza storica dei crimini commessi dalla Spagna contro il popolo ebraico” e accusato Madrid di “deliberatamente e grossolanamente danneggiare le relazioni bilaterali”. In una mossa concreta, Israele ha vietato l’ingresso nel paese alla vicepremier e ministra del Lavoro Yolanda Díaz e alla ministra per i Giovani Sira Rego, entrambe del partito di sinistra Sumar.

La posizione del Ministero degli Esteri spagnolo

Il governo spagnolo ha replicato con una nota ufficiale del Ministero degli Esteri, respingendo “con forza” le “false e diffamatorie” accuse di antisemitismo. Madrid ha affermato che “non si farà intimidire nella sua difesa della pace, della legge internazionale e dei diritti umani”. Il divieto di ingresso alle due ministre è stato definito “inaccettabile”, sottolineando che le misure annunciate sono coerenti con gli obblighi internazionali e mirano a alleviare le sofferenze della popolazione palestinese senza compromettere il dialogo.