Dopo il passaggio del ciclone Harry, il bilancio è pesante: secondo le prime valutazioni, si è trattato della peggiore mareggiata degli ultimi 50 anni, se non addirittura della più intensa mai registrata in alcune aree.

Le previsioni meteo avevano annunciato un evento eccezionale. E i fatti hanno confermato gli scenari più critici. Vento violentissimo, onde gigantesche, piogge torrenziali e litorali devastati. Ora che il ciclone si allontana, resta una calma apparente, quella che la letteratura definirebbe “la quiete dopo la tempesta”. Ma dietro il miglioramento del tempo si nasconde una realtà più complessa.

Gli esperti parlano di un segnale chiaro di clima che cambia, con eventi sempre più intensi e frequenti. Un messaggio che la meteorologia lancia da anni e che oggi trova riscontro diretto sul territorio.

Nelle ultime ore, le coste di Sicilia e Calabria sono state tra le più colpite. Stabilimenti balneari distrutti, erosione costiera accelerata, infrastrutture danneggiate. Un impatto che va oltre l’emergenza immediata e solleva interrogativi sul futuro delle aree costiere mediterranee.

Secondo i meteorologi, non si è trattato di un semplice episodio di maltempo, ma di un evento estremo a tutti gli effetti.

Il ciclone Harry e i numeri di una tempesta fuori scala

A fornire il quadro meteorologico è Lorenzo Tedici, responsabile media di iLMeteo.it, che ha confermato l’allontanamento del ciclone Harry e delle sue “nefaste caratteristiche”.

I numeri raccontano meglio di qualsiasi aggettivo l’intensità dell’evento:

  • Vento oltre i 140 km/h
  • Onde fino a 10 metri al largo
  • Onde fino a 7 metri sulla costa, localmente anche superiori
  • Precipitazioni monsoniche, con picchi di 500 mm in 72 ore

In pratica, in alcune aree del Sud Italia è caduta la pioggia di sei mesi in appena tre giorni. Un dato che da solo basta a spiegare frane, allagamenti e dissesti idrogeologici diffusi.

Dalla tempesta alla quiete: miglioramento rapido ma ingannevole

Nelle prossime ore, spiegano gli esperti, assisteremo a un netto miglioramento delle condizioni meteo. I venti caleranno rapidamente, così come il moto ondoso, grazie all’allontanamento definitivo del ciclone Harry.

Tedici parla esplicitamente di una leopardiana “quiete dopo la tempesta”. Ma è una quiete che non deve trarre in inganno. I danni restano, e soprattutto resta il segnale climatico che questo evento porta con sé.

Il giovedì sarà nel complesso tranquillo, con solo residui piovaschi al Sud e un aumento delle nubi sul resto del Paese. Una giornata di transizione, più che di vera stabilità.

Mare devastato e coste fragili: il segnale del cambiamento climatico

La distruzione di molti litorali, in particolare in Sicilia e Calabria, non è un episodio isolato. È, come sottolinea Tedici, “la conferma di un clima che è cambiato, è diventato più estremo e violento”.

Secondo il meteorologo, il nodo centrale è il riscaldamento globale. I mari che circondano l’Italia sono sempre più caldi:

  • 31-32°C in estate
  • 19-20°C anche in pieno inverno

In questi giorni, sui mari del Sud Italia, si è registrata un’anomalia di +3°C rispetto alle medie stagionali. Un dato tutt’altro che secondario.

Il calore accumulato in mare rappresenta energia disponibile per l’atmosfera. Più energia significa temporali più violenti, cicloni più profondi e venti di tempesta più frequenti.

“Gli scienziati lo dicono da 40 anni. Inascoltati”

Tedici non usa mezzi termini nel collegare l’evento al contesto climatico globale: “Il riscaldamento globale sta favorendo purtroppo l’aumento degli eventi estremi, come gridano da 40 anni tutti gli scienziati mondiali. Inascoltati”.

È una frase che pesa, perché arriva dopo un evento che ha messo in ginocchio intere fasce costiere. Non si tratta più di proiezioni future, ma di fenomeni che stanno già accadendo, qui e ora.

La meteorologia moderna non parla più solo di previsioni a breve termine. Sempre più spesso diventa uno strumento per leggere l’evoluzione del clima e i suoi effetti diretti sulla vita quotidiana.

Da venerdì cambia tutto: arriva il treno delle perturbazioni atlantiche

Archiviata la fase del ciclone Harry, l’attenzione si sposta su ciò che accadrà nei prossimi giorni. E lo scenario è tutt’altro che stabile.

Da venerdì, spiegano i modelli previsionali, entreremo in un “binario lungo e rettilineo”. È probabile che fino a fine mese l’Italia venga interessata da un vero e proprio treno di perturbazioni atlantiche, soprattutto al Centro-Nord.

La prima perturbazione porterà aria fredda dal Nord Atlantico. Tra venerdì sera e sabato mattina sono attese nevicate fino a bassa quota al Nord-Ovest.

Piogge, neve e accumuli importanti: cosa aspettarsi regione per regione

La seconda perturbazione, prevista per domenica, sarà più piovosa e colpirà in modo particolare il versante tirrenico. Le piogge potrebbero risultare abbondanti, soprattutto su Liguria, Toscana e Lazio.

Successivamente, una terza perturbazione atlantica è attesa per mercoledì, mentre la quarta dovrebbe arrivare il 31 gennaio. Un ritmo serrato, che lascia poco spazio a fasi di alta pressione.

Nel complesso, si prevedono accumuli pluviometrici superiori ai 200 mm su:

  • Liguria
  • Alta Toscana
  • Alpi e Prealpi

La buona notizia: tanta neve sulle Alpi contro la siccità

Se la pioggia preoccupa per il rischio idrogeologico, la neve rappresenta invece una notizia positiva. Sulle Alpi centro-occidentali non si esclude la possibilità di 2 metri di neve fresca entro i prossimi 10 giorni.

Un accumulo importante, che aiuta a contrastare la siccità e a rimpinguare le riserve idriche. E che fa felici anche gli operatori turistici e gli appassionati di sport invernali.

Verso le Olimpiadi invernali: neve in arrivo sulle località simbolo

Uno sguardo va anche alle località montane che ospiteranno i XXV Giochi olimpici invernali, in programma dal 6 febbraio. Le proiezioni indicano un accumulo nevoso significativo prima dell’inizio della manifestazione.

Secondo le stime attuali, potrebbero cadere oltre 50 cm di neve fresca da Livigno a Cortina d’Ampezzo. Un dato che, se confermato, garantirebbe condizioni ideali per le competizioni.

Il ciclone Harry a Fondachello di Mascali

Il ciclone Harry a Fondachello di Mascali

Lo sapevi che…

  • Il Mediterraneo si sta riscaldando più velocemente della media globale.
  • Le mareggiate più distruttive sono spesso legate a cicloni alimentati da mari molto caldi.
  • Onde superiori ai 7 metri sulla costa sono eventi rarissimi in Italia.

FAQ – Domande frequenti

Il ciclone Harry è stato un uragano?
No, ma ha mostrato caratteristiche simili a un ciclone mediterraneo molto intenso.

Eventi così estremi diventeranno più frequenti?
Secondo gli scienziati sì, a causa del riscaldamento globale e dei mari più caldi.

Quando tornerà il bel tempo stabile?
Non prima di fine mese, secondo le attuali previsioni.