Donald Trump lancia un ultimatum a Hamas: la guerra nella Striscia di Gaza può finire, ma la decisione spetta solo a loro.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un messaggio chiaro e inequivocabile: Hamas ha solo pochi giorni per rispondere alla proposta americana per mettere fine alla guerra a Gaza.

“Circa tre o quattro giorni. Vedremo come andrà”, ha dichiarato Trump parlando con i giornalisti prima di salire sul Marine One in direzione Quantico, Virginia.

Un piano sostenuto da arabi, musulmani e Israele

Secondo quanto dichiarato da Trump, la proposta americana avrebbe già ricevuto l’approvazione da tutte le parti coinvolte nel contesto geopolitico mediorientale, ad eccezione di Hamas.

“Tutti i Paesi arabi hanno aderito. Tutti i Paesi musulmani hanno aderito. Anche Israele ha aderito. Stiamo solo aspettando Hamas, e Hamas o lo farà o non lo farà, e se non lo farà, sarà una fine molto triste”, ha aggiunto il presidente.

Gaza: ancora vittime tra i civili

Nel frattempo, la situazione sul campo resta gravissima. Secondo la tv satellitare Al-Jazeera, sarebbero almeno 42 i palestinesi morti e 190 i feriti nelle ultime 24 ore, a seguito delle operazioni militari israeliane nella Striscia.

Numeri che si aggiungono a un bilancio già devastante. Sempre secondo il ministero della Salute di Gaza — struttura che, dal 2007, è sotto il controllo di Hamas — dal 7 ottobre 2023 si contano oltre 66.000 morti e più di 168.000 feriti. Una cifra impressionante, che evidenzia la gravità della crisi umanitaria in corso.

Flottiglia “Global Sumund”: Israele accusa legami con Hamas

Sul fronte diplomatico e logistico, si accende un’altra polemica. L’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, ha dichiarato che la missione della flottiglia “Global Sumund”, diretta verso la Striscia di Gaza, non avrebbe finalità umanitarie, bensì obiettivi politici.

“Il vero scopo della missione Global Sumund Flotilla, diretta verso la Striscia di Gaza, non è portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese, ma servire (il movimento islamista) Hamas”, ha scritto Peled in un messaggio pubblicato su X.

Secondo l’ambasciatore, documentazioni recuperate dalle Forze di difesa israeliane (Idf) nella Striscia dimostrerebbero “l’esistenza di un legame diretto tra gli esponenti della flottiglia e i terroristi di Hamas”.

Peled ha poi lanciato un appello ai partecipanti della missione, invitandoli a trasferire gli aiuti in modo “pacifico e organizzato”.

Turchia si unisce all’iniziativa USA per la mediazione

Nel frattempo, si registra un nuovo sviluppo sul piano diplomatico: la Turchia entra ufficialmente a far parte della squadra di mediazione che sta cercando una soluzione negoziata al conflitto.

A darne notizia è stato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, durante una conferenza stampa.

“La Turchia ora fa parte dell’iniziativa statunitense”, ha dichiarato al-Ansari, sottolineando come Ankara stia collaborando attivamente con il Qatar e gli Stati Uniti in questa delicata fase negoziale.

Hamas isolata sul piano diplomatico

Alla luce di questi sviluppi, la posizione di Hamas sembra sempre più isolata. Mentre Israele, i Paesi arabi, le nazioni musulmane e ora anche la Turchia convergono sulla proposta americana, l’organizzazione islamista rischia di perdere l’appoggio internazionale.

Le prossime 72 ore si annunciano quindi decisive per il futuro del conflitto. La domanda che tutti si pongono è: Hamas accetterà il piano di pace o condurrà la Striscia verso un’ulteriore spirale di violenza?