I nomi e le referenze di circa tre milioni di clienti Unicredit sarebbero stati trafugati dai sistemi informatici della banca. La conferma arriva dallo stesso colosso finanziario.

La violazione dei database risalirebbe all’ottobre 2015 ma solo ora l’istituto ha circoscritto il fenomeno procedendo alle denunce del caso, polizia compresa, e dando il via a un’indagine interna. Lo stesso istituto ha messo a disposizione un call center per chi tema di essere nell’elenco e voglia informazioni. I conti correnti degli utenti, viene assicurato dalla banca, non sono comunque in pericolo perchè i dati trafugati non sono in grado di far risalire al conto corrente, né consentire di entrare nell’home banking.

Per evitare che gli autori del furto tentino di mettersi in contatto con i malaugurati clienti, la banca ha reso noto che li contatterà solo attraverso i canali dell’home banking; negli altri casi spedirà lettere.

La banca ha ricordato che dal 2016 il gruppo ha investito 2,4 miliardi di euro per l’aggiornamento e il rafforzamento dei sistemi IT e della sicurezza informatica. Non solo, c’è un team di specialisti dedicati, costituito da 500 persone ed altre verranno assunte. “La banca ha sempre avuto un approccio proattivo e decisivo nell’affrontare tematiche di questo genere”, ha spiegato il co-chief operating officer di Unicredit, Ranieri de Marchis

I dati degli utenti di una banca fanno gola a tante aziende che talvolta operano in modo poco trasparente. Prova ne è il fatto che l’istituto guidato da Jean Pierre Mustier è stato spesso oggetto di aggressioni massicce. “Gli attacchi sono quotidiani, a livello di sistema – chiarisce Daniele Tonella, responsabile del settore informatico di Unicredit – del resto, in un mondo digitale il rapinatore non ha più il passamontagna ma agisce con altri metodi: è un fenomeno sistemico in una società digitale”.