Donna risucchiata dal motore di un aereo, cos’è successo?

Era la vigilia di Capodanno quando una donna – addetta ai bagagli – è morta all’aeroporto di Montgomery, in Alabama, dopo essere stata risucchiata dal motore di un aereo. A distanza di quasi un mese, sono stati resi noti i dettagli del tragico incidente.

Come riportato da FOXBusiness, infatti, un rapporto del National Transportation Safety Board (NTSB) ha osservato che il velivolo “ha tremato violentemente” e si è spento quando la sfortunata lavoratrice è stata risucchiata dalla turbina del motore.

La donna, Courtney Edwards, 34 anni, madre di tre figli, lavorava per la Piedmont Airlines, filiale di American Airlines Group, ed è morta poco dopo che un aereo Embraer 170, operato da Envoy Air, era atterrato con 63 passeggeri a bordo.

Il rapporto preliminare della NTSB ha riportato che l’aereo aveva un’unità di alimentazione ausiliaria non funzionante e che il suo capitano aveva ordinato di collegarlo all’alimentazione di terra dopo essere arrivato da Dallas, scegliendo di “lasciare entrambi i motori in funzione per il periodo di raffreddamento di de minuti”.

Mentre il capitano stava spegnendo il motore destro dell’aereo, ha ricevuto un messaggio che la porta di carico anteriore del velivolo si era aperta e “il primo ufficiale ha aperto il finestrino della sua cabina per informare l’agente di rampa che i motori erano ancora in funzione”.

L’NTSB ha, quindi, appurato che il capitano ha chiesto ai passeggeri di restare seduti fino a quando il segnale della cintura di sicurezza non si sarebbe spento e ha detto al suo collega che il motore sinistro dell’aereo si sarebbe spento dopo che si fosse allineato con l’energia terrestre.

“Immediatamente dopo, ha visto accendersi una spia e l’aereo ha sobbalzato violentemente, seguito dall’immediato spegnimento automatico del motore numero 1 (sinistro). Incerto su cosa fosse successo, il capitano ha spento le luci di emergenza ed entrambe le batterie prima di lasciare il ponte di volo per indagare”.

E per la donna, purtroppo, non c’era più niente da fare.