• Abusivismo edilizio, una piaga nelle regioni del Sud Italia
  • Il dossier “Abbatti l’abuso” di Legambiente
  • Il report realizzato sulla base dei dati forniti dagli uffici tecnici dei Comuni
  • Le demolizioni degli immobili abusivi procedono molto a rilento

Nelle regioni del Sud Italia, dove il fenomeno dell’abusivismo edilizio ha pesantemente compromesso il territorio, devastando aree enormi in particolare lungo la costa, le case illegali non vengono abbattute. È questo, in estrema sintesi, il risultato dell’indagine di Legambiente sulle demolizioni edilizie nei comuni italiani riportata nel dossier “Abbatti l’abuso” giunta alla sua seconda edizione.

In 16 anni demoliti solo il 32,9% degli immobili abusivi

Il dato secco è che, stando ai numeri forniti dagli uffici tecnici dei Comuni, dal 2004 al 2020 è stato abbattuto solo il 32,9% degli immobili colpiti da un provvedimento amministrativo. In Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, le regioni più segnate dalla presenza mafiosa e dove non a caso si concentra il 43,4% degli illeciti nel ciclo del cemento registrati in Italia nel 2019, sono state emesse 14.485 ordinanze di demolizione e ne sono state eseguite appena 2.517, pari al 17,4%.

La percentuale di demolizioni scende al 24,3% nei comuni litoranei

In altri termini, cinque volte su sei l’abusivo ha la quasi matematica certezza di farla franca. Può andargli ancora meglio se l’immobile è stato realizzato lungo le coste: se si considerano solo i comuni litoranei, infatti, la percentuale nazionale di abbattimenti scende a 24,3%.

“Scongiurare nuovi abusi edilizi”

“Procedere con gli abbattimenti – dichiarano Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia e Giuseppe Alfieri, componente dell’ufficio di presidenza e Centro di Azione Giuridica di Legambiente Sicilia – è il migliore deterrente perché si scongiuri il sorgere di nuovi abusi edilizi. Dispiace che le città capoluogo tra le più colpite dall’abusivismo cronico come Palermo, Catania, Agrigento, non rispondano al nostro questionario. Non è più rinviabile la necessità di avocare allo Stato il compito di riportare la legalità dove le amministrazioni locali non sono riuscite a farlo per decenni. Da decenni segnaliamo abusi in Sicilia e lottiamo contro una politica miope che ancora cerca voti nel regno degli abusivi, non pensando minimamente ai danni che ne conseguono. Per liberare il Paese dallo sfregio del cemento selvaggio e dall’abusivismo impunito serve un netto cambio di direzione che solo la classe politica può intraprendere, non sono ammessi più ritardi o passi falsi”.

I dati siciliani e il dossier “Abbatti l’abuso”

Entrando nel merito dei quesiti, quello principale, relativo al rapporto tra ordinanze e demolizioni eseguite, restituisce, un quadro abbastanza chiaro. Il dato nazionale, sulla base delle risposte utili dei Comuni, è del 32,9% ed è “trainato” dall’attività degli enti locali delle regioni del Centro Nord. Quartultima la Sicilia (20,9%). Siamo di fronte a un’inequivocabile conferma dell’impatto sul territorio del “mattone illegale”, perché si tratta di un dato perfettamente allineato a quello elaborato sui numeri delle forze dell’ordine nel Rapporto Ecomafia 2020, che indica proprio nelle regioni del Sud quelle con il più alto numero di reati legati al ciclo del cemento.

La Sicilia tra le regioni “più abusive”

Su scala provinciale, nelle regioni più “abusive” i risultati migliori sono quelli dei comuni delle province di Palermo (34,6%) e Agrigento (33,5%). In fondo alla classifica da segnalare, invece, quella di Siracusa, con solo 2 ordinanze eseguite su 470 (appena lo 0,4%).

Le trascrizioni nel patrimonio immobiliare del Comune

Quando il proprietario di un immobile abusivo non rispetta l’ingiunzione alla demolizione entro il termine di 90 giorni, l’edificio viene automaticamente acquisito al patrimonio immobiliare pubblico, inclusa l’area di sedime per un’estensione massima di dieci volte la superficie dell’abuso (art. 31, comma 3, DPR 380/2001). Ne consegue che il patrimonio edilizio abusivo, colpito da ordine di abbattimento non eseguito entro i tempi di legge, diventa a tutti gli effetti proprietà dei Comuni. Non essendoci controlli o sanzioni, fatta eccezione per qualche pronuncia della Corte dei conti che in alcuni casi ha calcolato e addebitato ai Sindaci il danno erariale da mancata acquisizione o, peggio, da occupazione illegale da parte degli ex proprietari, i Comuni non procedono alle trascrizioni. Ne deriva che solo il 3,8% degli immobili risulta ufficialmente nel patrimonio immobiliare degli enti locali. In controtendenza, c’è la Sicilia, che guida la classifica regionale degli immobili acquisiti a patrimonio pubblico (873) dove i Comuni hanno formalizzato la proprietà nel 19,2% dei casi. Nell’isola, le province con il numero maggiore di acquisizioni sono Catania (255), Trapani (194), Agrigento (184) e Siracusa (153).

I trasferimenti al Prefetto delle ordinanze di demolizione non eseguite (ex L.120/2020)

Nel questionario inviato ai Comuni, Legambiente ha chiesto anche di indicare il numero di pratiche inevase inviate alle prefetture sulla base della legge 120/2020. Sebbene la norma che attribuisce le competenze sostitutive ai prefetti sia recente e abbia avuto un periodo di applicazione di pochi mesi (e nonostante la circolare del Ministero), c’è un numero che balza subito in evidenza. In Sicilia, tra le regioni leader per abusivismo e per mancate demolizioni, i Comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente hanno già trasmesso ai prefetti il 12,7% delle proprie ordinanze non eseguite e ben il 48,6% del totale nazionale delle pratiche trasmesse ai prefetti, ossia 454 su 935. Le province che hanno applicato la nuova norma in modo più significativo sono quelle di Agrigento, Palermo, Siracusa, e Trapani.
Si legge nella nota di Legambiente: “Siamo di fronte a un dato che conferma la corretta interpretazione della legge da parte degli uffici comunali e la bontà della ratio della norma fortemente voluta da Legambiente, che deve sancire un definitivo cambio di passo sul fronte delle demolizioni, avocando allo Stato il compito di ripristinare la legalità quando i Comuni, per tutte le ragioni che sono state alla base dell’intervento legislativo (a cominciare da quelle legate ai contraccolpi sul consenso elettorale), non hanno provveduto”.

IL DOSSIER “ABBATTI L’ABUSO”

Articoli correlati