Assolto perché il fatto non sussiste dal Tribunale di Palermo dopo un processo durato 4 anni. È l’esito della vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto L.L., 26 anni, di Monreale, accusato di truffa aggravata e indebita percezione del reddito di cittadinanza per oltre 8 mila euro.
I controlli della Guardia di Finanza e l’imputazione
Gli accertamenti erano scattati nel luglio 2023 a seguito di una segnalazione anonima. I militari della Guardia di Finanza avevano effettuato verifiche sulla documentazione Isee presentata dal giovane, procedendo al sequestro delle carte trasmesse all’Inps e a riscontri sia presso la residenza di L.L. sia nell’abitazione dei genitori, con l’obiettivo di confrontare il tenore di vita effettivo con quanto dichiarato. Al termine delle indagini preliminari, la Procura di Palermo aveva disposto il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa ai danni dell’ente pubblico.
La difesa e la decisione del Giudice monocratico
Durante l’interrogatorio, l’imputato si è dichiarato estraneo ai fatti, confermando la correttezza della modulistica compilata tramite un Caf locale. Nel corso del dibattimento, la difesa, curata dall’avvocato Giada Caputo, ha prodotto una perizia contabile a dimostrazione della corrispondenza tra i dati reddituali, il nucleo familiare e la reale residenza.
Il legale ha inoltre chiamato a testimoniare diversi testi per confermare il domicilio del giovane, mentre in aula lo stesso rappresentante della Guardia di Finanza ha dichiarato l’assenza di elementi sufficienti a provare la responsabilità dell’indagato. La difesa ha anche contestato la qualificazione giuridica del reato, evidenziando come l’ipotesi di truffa aggravata non fosse configurabile.
A fronte della richiesta di condanna a 1 anno di reclusione avanzata dalla Procura, il Giudice monocratico ha accolto la tesi difensiva ed emesso sentenza di assoluzione piena.



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