“Due anni fa un fulmine ha colpito e fatto esplodere una guglia della Cattedrale, posta al di sopra dell’abside”, racconta l’Arcivescovo di Monreale, S. E. Mons. Michele Pennisi.
Era il mese di giugno del 2018, le macerie caddero in via Arcivescovado. Fortuna volle che nessuna persona la percorresse in quel momento.

“La forte scarica elettrica causò anche il distacco di alcune tessere che compongono l’immagine del Cristo Pantocratore. Abbiamo quindi ritenuto necessario, sia per la salvaguardia del monumento che per l’incolumità delle persone, predisporre un intervento per ammodernare l’impianto di protezione del Duomo dai fulmini”.
Sarà una maglia costituita da circa 1 chilometro e 400 metri di conduttori e vari dispositivi di captazione a proteggere la maestosa cattedrale.

L’impianto, i cui lavori sono stati avviati a dicembre 2019 ma rallentati per l’emergenza Coronavirus, verrà consegnato a breve.
Consentirà di intercettare e convogliare a terra le forti e pericolose scariche elettriche attratte da guglie, croci, torri o da altre sporgenze poste sull’enorme struttura.
Il progetto è stato finanziato interamente dalla Fabbriceria del Duomo.

Il suo consiglio di amministrazione (composto da Don Nicola Gaglio in qualità di presidente, dalla vicepresidente, la Prof.ssa Maria Concetta Di Natale, storica dell’arte, dall’Arch. Ciro Lo Monte, dall’ing. Maurizio Sciortino, dall’Ing. Marco Giambona, dal prof. Filippo Cimino e dall’avv. Nicola Nocera), dopo un’indagine di mercato ne ha affidato la realizzazione alla Co.g.i.t. srl di Partinico. A dirigere i lavori l’Ing. Giovanni Antonio La Franca, specializzato nella realizzazione di impianti, alcuni già realizzati a Palermo, come a al teatro Santa Cecilia, palazzo Riso, al Museo Salinas.

”È stato un lavoro molto delicato e certosino, doveva essere il meno invasivo possibile, l’abbiamo condotto nel pieno rispetto delle prescrizioni forniteci dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali”, spiega l’ingegnere. Già a pochi metri di distanza le antenne e i dispositivi di captazione collocati non sono più visibili.

Nel caso del Duomo di Monreale si è subito esclusa l’opzione della classica gabbia di Faraday con conduttori piatti di acciaio zincato, già difficile da impiantare per la irregolarità della superficie, data la presenza di tetti spioventi, guglie, campanili, torri, ma soprattutto perché la fitta rete metallica avrebbe avuto un forte impatto visivo. “Per il calcolo dei dispositivi abbiamo progettato un modello utilizzando il metodo della sfera rotolante”, spiega l’ing. La Franca.

Bisogna pensare ad una sfera, di 30 metri di raggio, che rotola sui tetti dell’edificio in tutte le direzioni. In tutti i punti di contatto con la struttura, che corrispondono ai possibili punti di abbattimento del fulmine, la sfera deve toccare solo il sistema di captazione costituito da aste metalliche e conduttori collocati, per fare scaricare la corrente di fulmine a terra. Solo in questo caso la struttura sarà considerata protetta. Se invece la sfera tocca in qualche punto la superficie del tetto, sarà necessario aggiungere altre aste o allungare quelle esistenti.

Sono state installate tutte una serie di antenne, alcune raggiungono anche i 2,5 m di lunghezza sulle parti più sporgenti del duomo, dove è più alta la probabilità di impatto del fulmine. Le antenne sono state collegate tra loro in una maglia e poi, tramite conduttori lunghissimi, a dei dispersori interrati per diversi metri.

Anche le croci di ferro presenti al di sopra dei tetti e delle torri, come anche tutte le ringhiere in acciaio delle terrazze e dei camminamenti sui tetti, o ancora la cupola in rame, per la loro posizione sporgente sono naturali attrattori di scariche elettriche. E quindi, al pari delle antenne, sono stati collegati con dei conduttori al sistema di captazione fino alla messa a terra.

Fino agli anni ’50 il Duomo disponeva di un vecchio sistema di protezione, costituito da circa 30 aste, non collegate tra loro, che scaricavano direttamente a terra. Successivamente l’impianto venne dismesso e alcune aste tagliate.

Lungo il percorso che ogni giorno decine e decine di visitatori seguono sui tetti del Duomo è possibile vedere ciò che resta di queste antenne fissate con tasselli in ferro sui muri. Una soluzione che ha comportato in alcuni casi la lesione del muro, dovuta al rigonfiamento del ferro arrugginito.

“Il nostro intervento non è stato invasivo – spiega ancora l’ing. la Franca -, abbiamo salvaguardato le coperture, i conduttori sono stati poggiati”. La soluzione adottata ne consentirà tra l’altro una facile asportazione quando sarà necessario, come in caso di futuri interventi di ristrutturazione del tetto.

La realizzazione dell’impianto non ha certo fatto mancare delle difficoltà tecniche e ha spinto i progettisti ad inventarsi delle soluzioni specifiche. “Come quando – racconta l’ing. La Franca -, per riuscire a posizionare cavi e antenne in alcune superfici del duomo difficilmente accessibili anche con i normali mezzi, abbiamo dovuto richiedere l’intervento dei rocciatori esperti in edilizia acrobatica”.

Ma ormai l’impianto è quasi ultimato e il Duomo di Monreale godrà a breve di un sistema di protezione all’avanguardia. I fulmini non costituiranno più un pericolo per uno dei simboli del patrimonio UNESCO apprezzato in tutto il mondo.