«Quella del Movimento 5 stelle è un’ipocrisia che lascia senza parole, nello stile della peggiore Prima Repubblica. Si è toccato il fondo quando i deputati Ars hanno deciso di bocciare la norma che avrebbe messo finalmente la parola fine alle opere incompiute in Sicilia. Lo afferma l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, a commento dell’esito del dibattito all’Ars sulla Finanziaria.

«Infatti – prosegue l’esponente del Governo Musumeci – dopo gli apprezzamenti verso l’iniziativa rivolti pubblicamente dal deputato Di Paola, i grillini chiedevano invece il voto segreto e, facendosi scudo della riservatezza dell’urna, affossavano la norma pur nella consapevolezza della bontà della proposta».

«In pubblico dicono una cosa e in privato ne fanno un’altra. Insomma – conclude Falcone – il Movimento 5 stelle in quest’ultimo anno ha fatto propri tutti i fondamentali di quel becero modo di fare politica del “tanto peggio, tanto meglio”. Ecco perché, poi, in altre Regioni dove si è votato, sono stati puniti dagli elettori».

“Dato che l’assessore Falcone ci chiama in causa attribuendo a noi la responsabilità di aver bocciato una norma sulle incompiute, a questo punto dobbiamo rendere pubblico il fatto che la norma che l’assessore Falcone decantava come una soluzione alle incompiute siciliane, era in realtà una norma scritta dalla sua maggioranza per un solo Comune. Una legge Ad Comunem insomma… Noi avremmo votato favorevolmente qualora la norma fosse estesa ed applicabile a tutti i comuni siciliani, non a uno soltanto”.

A dichiararlo è il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola che replica in questi termini all’assessore regionale Marco Falcone a proposito della bocciatura di una norma della maggioranza sulle ‘incompiute’.

“Era il 12 febbraio – spiega Di Paola – quando intervenendo in Aula a sala d’Ercole sottolineavo all’assessore Falcone che sarei stato felice di votare una riscrittura della legge della sua maggioranza qualora questa prevedesse misure concrete per tutti i comuni siciliani. E’ stata la sua maggioranza a non volere la riscrittura della norma per renderla generica e applicabile in tutta la Sicilia. Morale, la norma che ci proponeva l’assessore aveva sì il nome incompiute nel titolo, ma si rivolgeva ad un singolo Ente, lasciando nello stato di abbandono le 162 incompiute siciliane che io stesso ho visitato una ad una. Falcone, aggiusti i rapporti con la sua maggioranza anziché attaccare noi nel goffo tentativo di distrarre i siciliani dall’ennesimo favore a qualcuno” – conclude Di Paola.