Approvata la manovra finanziaria pur con l’incognita di un negoziato con lo Stato sul disavanzo di 382 milioni di euro che in caso di fallimento costringerebbe il governo Musumeci a rimettere mano ai conti con l’assestamento di bilancio e pesanti tagli, rimane il problema politico di una coalizione non proprio coesa.

Tra franchi tiratori che hanno fatto saltare norme sulle quali il governo puntava come il “modello Portogallo” e vecchie ruggini mai rientrate, il centrodestra si ritrova a dover ricomporre i cocci di un alleanza sulla quale ha persino aleggiato lo spettro delle dimissioni di Musumeci che se in realtà non ci ha pensato sul serio, certamente chiederà il conto.

Adesso la partita si sposta su un doppio terreno: il rimpasto in giunta promesso da Musumeci col cambio di almeno due assessori che dovrebbe essere concordato con gli alleati e le candidature alle europee di maggio. Fronti che potrebbero compattare la coalizione oppure creare nuovi attriti.

Si vedrà. Intanto per chiudere la manovra finanziaria, il governo ha dovuto ‘congelare’ la quota di disavanzo che avrebbe dovuto spalmare sul triennio confidando nella chiusura favorevole del negoziato aperto con lo Stato. Un’operazione che ha consentito di evitare, al momento, i pesanti tagli che hanno fatto vacillare la coalizione col governatore Nello Musumeci furibondo nei confronti degli alleati, tanto che ieri s’era persino diffusa la voce di dimissioni. Se il negoziato con lo Stato dovesse fallire, il governo sarà costretto a intervenire sulla spesa con una manovra di assestamento per riassorbire la quota di disavanzo ‘congelata’ nel bilancio, anche se l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, si mostra fiducioso.

“C’è una interlocuzione costante col Mef – dice Armao – E’ stato già approvato un ordine del giorno a Roma per consentire alle Regioni di spalmare su trent’anni anche la parte di disavanzo rimasta fuori dall’accordo con lo Stato”. Si tratta di 382 milioni di euro per la Regione siciliana: 191 per il 2019 e 191 milioni per il 2020.

Sull’incognita Corte dei Conti, Armao taglia corto: “La Corte si occuperà del prossimo rendiconto a giugno, noi intanto siamo impegnati nel negoziato con lo Stato”. Nonostante l’Ars abbia bocciato l’art.7 della legge di stabilità che disciplinava proprio la gestione del disavanzo pari a 2,1 miliardi di euro di cui 1,6 miliardi da spalmare in trent’anni per via dell’accordo già avvenuto con lo Stato, Armao assicura che “non c’è alcun problema sul bilancio”.

“L’art.7 era l’architrave della prima versione della manovra – spiega l’assessore – Con gli uffici abbiamo verificato che con i deliberati già approvati, anche senza l’art.7, da questo punto di vista il bilancio era ed è in sicurezza”.

A parte il ‘congelamento’ del disavanzo che ha ha permesso confermare alcune poste di bilancio, una parte dei tagli è stata scongiurata anche facendo ricorso alle risorse appostate nel capitolo di bilancio dei fondi globali: un ‘tesoretto’ che il governo avrebbe voluto utilizzare per finanziare le norme del ‘collegato’. Quel ‘tesoretto’ ora si è ridotto.