Tutta colpa del voto segreto che è “un’impostura”. Lo scrive su Facebook il vice presidente della Regione nonchè assessore all’Economia Gaetano Armao. E si riferisce chiaramente al voto d’aula di ieri che ha mandato gambe all’aria la finanziaria bocciando il ripiano del deficit imposto dalla Corte dei Conti.

Lo scrive questa mattina, dopo aver fatto passare una notte e sbollito l’arrabbiatura per quel voto che ha spazzato via la legge di stabilità e spiega perchè è un’impostura

“La scelta tra voto palese e segreto non può essere affidata a valutazioni di opportunità o peggio ancora di opportunismo. Ed in questo il Parlamento siciliano, se lo mantiene, rischia di essere una riserva di inciviltà politica e giuridica. Sussistono buone ragioni, sia per l’uno che per l’altro dei tipi di voto, ma devono essere ancorate a presupposti effettivi, non al capriccio. Infatti, nel voto segreto è preponderante l’interesse del parlamentare ad esprimere liberamente il proprio voto per vicende attinenti la sfera personale ed i rapporti civili ed etico-sociali, le questioni di coscienza”.

Dunque non è una crociata contro il voto segreto che ha un suo motivo di esistere “Regolato in origine dallo statuto Albertino con l’obiettivo di scongiurare condizionamenti del Re o del Governo sui deputati (“isquittinio segreto”), oggi è limitato”.

Ma l’attacco di Armao è contro l’uso politico e personalistico che del voto segreto si fa “Mentre in quello palese prevale l’interesse del Parlamento alla propria legittima composizione e consente la leale espressione delle opinioni. Chi dissente lo fa a schiena dritta e se ne assume la responsabilità, sopratutto quando decide delle finanze dei cittadini”.

“Nel Parlamento statale – scriver ancora – lo scrutinio palese è la regola, mentre quello segreto non è consentito nelle votazioni concernenti le leggi di bilancio e collegate, e tutte le deliberazioni su qualsiasi disegno di legge e relativi emendamenti che comportino aumenti di spesa o diminuzioni di entrate”.

E alla fine arriva l’aggancio con l’attualità di ciò che è avvenuto ieri sera “Cosa c’è di personale in una decisione di finanza pubblica di cui non poter andare a testa alta?”

Nei tre giorni di lavori ci sono norme già approvate, altre bocciate come il così detto ‘metodo Portogallo’

PROPOSTE E NORME APPROVATE E BOCCIATE

Adesso tocca alle soluzioni. Musumeci ha convocato la giunta per affrontare il tema del come andare avanti. Sul tavolo c’è l’ipotesi di un maxi emendamento governativo e del ritorno in aula ma forse per calmierare gli animi e gli scontri potrebbe essere necessario cedere e passare ad un altro mese di esercizio provvisorio. O forse, visto che a metà febbraio, ormai siamo giunti anche due. Una soluzione che, però, in giunta non sembra piacere quasi a nessuno