Niente sconti fiscali per le fasce deboli in Sicilia. In una Regione senza fondi l’Ars cassa dalla finanziaria la riduzione dell’addizionale Irpef proprio per le fasce deboli. Il testo prevedeva che le fasce con reddito inferiore ai 23 mila euro si sarebbero viste tagliare l’addizionale regionale Irpef mentre le fasce alte avrebbero avuto un aumento corrispondente al taglio. La norma, proposta in un emendamento Pd in commissione, è stata bocciata con l’approvazione di un emendamento soppressivo proposto dal Governo.

Ma non ci saranno neanche gli aumenti delle addizionali. Un emendamento del M5S, primo firmatario Nuccio Di Paola, ha bloccato, infatti, proprio l’aumento dell’addizionale regionale Irpef che avrebbe causato un aumento delle tasse per i siciliani in maniera progressiva a seconda degli scaglioni reddituali fino allo 0,50 per cento di maggiorazione rispetto alle attuali addizionali. L’atto di Di Paola ha infatti soppresso l’articolo 36 della Finanziaria.

“In un momento difficile come questo per i siciliani – afferma Di Paola – evitare di aumentare la pressione fiscale è non solo importante, ma anche doveroso. Non possono essere sempre i siciliani a scontare le colpe di governi incapaci e inconcludenti”

Via libera, invece, alla norma che consente ai forestali assunti per 101 giornate che sono stati impiegati nelle sale operative invece che nei boschi di poter continuare a svolgere anche nel 2019 questo impiego.

Ma anche il Governo viene battuto a sua volta e vengono bocciate anche le stabilizzazioni dei precari nelle Camere di Commercio, non per effetto di un voto contrario ma perchè dichiarato inammissibile dal presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè. Sì, invece, ai contributi alle coppie che decidono di adottare un bambino all’estero con sostegno economico fino al “il 50% della spesa sostenuta dalla famiglia. Le spese rimborsabili sono quelle per psicologi, logopedisti, pedagogisti e quelle per l’inserimento sociale scolastico. E’ una norma che è stata sostenuta anche dai grillini.

Governo battuto in Aula, invece, sull’emendamento, proposto dall’assessore Lagalla, che limitava la rappresentatività degli studenti all’interno del Consigli di amministrazione dell’ERSU. “Adesso, grazie alla proposta inserita in Finanziaria, l’associazionismo universitario tornerà protagonista di maggioranza all’interno dell’Ente regionale per il Diritto allo Studio, nato per difendere i diritti degli studenti, che per troppi anni ha vissuto gestioni commissariali” dicono i deputati del Partito Democratico Luca Sammartino, Giovanni Cafeo e Michele Catanzaro.

E intanto si continua a dibattere su dove trovare i soldi per evitare i tagli massacranti previsti nella legge du bilancio e che la Sicilia non può sopportare

La Regione Siciliana, quest’anno, ha già contratto un mutuo di un miliardo e 600 milioni di euro per fronteggiare gli ammanchi seguiti alle scelte profondamente sbagliate dei passati governi regionali. Le forze politiche protagoniste di queste scelte, mi riferisco al centrodestra e al centrosinistra, sono ancora oggi presenti nei banchi dell’Assemblea regionale siciliana. E oggi, questi signori, con una faccia tosta che è pari alla loro inadeguatezza, chiedono al Governo nazionale di poter indebitare cinque milioni di siciliani di altri 500 milioni di euro: è una richiesta che va respinta” dice in una nota il deputato del Movimento 5 Stelle Aldo Penna.

“Già il mutuo di un miliardo e 600 milioni di euro, della cui genesi poco si conosce (e su tale vicenda intendo tornare, per capire chi sono i responsabili di quello che, a quanto pare, è stato un errore nella rendicontazione dei fondi europei destinati alla Sicilia) – spiega il deputato Cinquestelle – ha creato un indebitamento pesantissimo che va ad aggiungersi agli oltre 5 miliardi di mutui caricati sulla Regione e, quindi, sui cittadini siciliani che li pagano, ogni anno, con tasse, imposte e servizi sempre più scadenti. Caricare, adesso, la Regione siciliana di altri 500 milioni di euro di mutuo per togliere le castagne dal fuoco alla vecchia politica siciliana sarebbe non soltanto un’ulteriore penalizzazione per cinque milioni di siciliani, ma anche un grave errore politico”.

“In Italia – conclude Penna – i Comuni, le ex Province e anche alcune Regioni scontano gravi crisi finanziarie. Consentire alla Regione siciliana di accendere un secondo mutuo da oltre 500 milioni di euro dopo che ne ha acceso uno da un miliardo e 600 milioni di euro sarebbe un esempio devastante di cattiva amministrazione della cosa pubblica. I ‘buchi’ al bilancio della Regione siciliana li hanno creati, insieme, centrodestra e centrosinistra dell’Isola. E adesso si rivolgono al Governo del Movimento 5 Stelle che disprezzano, un giorno sì e l’altro pure, per risolvere un problema che loro hanno provocato. E per risolverlo nel modo peggiore: indebitando ulteriormente le generazioni future della Sicilia. Perché è chiaro che un mutuo trentennale di oltre due miliardi lo pagheranno le generazioni future.Invito il Governo nazionale a bloccare quest’ennesima vergogna della vecchia politica siciliana”.